Ricevo oggi questo documento e lo pubblico
volentieri non solo perché siamo perfettamente
in tema con la odierna festività, ma soprattutto
perché ci illumina su un punto di vista completamente
nuovo.
Buona lettura.

PERCHE’ NON FESTEGGIARE L’
8 MARZO.
Sono una donna e in
teoria oggi dovrei dedicarmi ai festeggiamenti, ringraziare
per auguri e mimose, prepararmi per una serata con le
amiche.
Invece non farò
nulla di tutto questo. Non festeggerò l’otto
marzo né oggi né l’anno prossimo né
mai. Perché tutto ciò? E perché proprio
una donna rifiuta il festeggiamento di questa giornata
che tanto gentilmente le viene riconosciuto una volta
l’anno?
Perché questa
festa non ha senso. Per tanti motivi.
Prima di tutto è
una festa che fa la fortuna di fioristi e pasticceri,
al pari della festa della mamma, di San Valentino e, purtroppo,
anche della ricorrenza dei Morti. Per festeggiare è
d’obbligo acquistare e far girare l’economia.
Bene. Mi ribello a questo e con me gli uomini risparmiano.
In secondo luogo è
una festa che ha svicolato pure dalla sua intenzione iniziale:
invece di ricordare l’essenza storica che sta alla
base di una data che non è stata di certo scelta
a caso, questa è diventata la serata degli spogliarelli,
delle femmine che palpeggiano l’uomo oggetto. Quanto
a dire:” se per tutto l’anno siamo noi le
donne oggetto, questa sera sarà il maschio l’uomo
oggetto “. Bene. Mi ribello al concetto che la donna,
per ricercare la parità, deve abbassarsi ad imitare
l’uomo nelle sue manifestazioni più stupide.
In terzo luogo se c’è
ancora bisogno di festeggiare significa che la parità
non esiste. Gli slogan del tipo “ deve essere la
festa della donna tutto l’anno! “ imperversano
nelle trasmissioni televisive e radiofoniche, citate da
donne sornione che a quanto pare non sono proprio convinte
di ciò e più che altro pensano allo strip
al quale assisteranno nella serata. Del resto i dati parlano
chiaro: meno posizioni di potere, meno stipendio a parità
di ruolo, più compiti in casa, meno autonomia patrimoniale…..
La realtà dei fatti è che la parità
non esiste e la festicciola dell’otto marzo è
il contentino per farci credere che tutta l’umanità
vuole la parità dei sessi ma se purtroppo ancora
non è stata raggiunta è colpa non si sa
bene di chi.
Ultima considerazione.
Nel mondo ci sono tantissime feste e riconoscimenti annuali:
la giornata mondiale per il Terzo Mondo, la giornata mondiale
dell’Handicap, la giornata mondiale dell’orso
bruno in estinzione e …… la giornata mondiale
della donna!!! Ecco!!! Questo è il senso dell’otto
marzo: riconoscere a livello mondiale che siamo una specie
protetta!!! Una categoria disagiata!!!! Un gruppo di individui
sfortunati!!!!
Stamattina a chi mi faceva gli auguri ( uomini ovviamente
) rispondevo che non sono un panda. Alle donne che inorridivano
nel sentirmi rifiutare gli auguri ribadivo che le donne
non sono dei panda.
Non credo sia quindi
il caso di festeggiare a livello mondiale una vergogna
planetaria, e umana, così grande: le donne sono
esseri umani come i maschi e sono esseri viventi al pari
di animali, piante e virus ( anche loro sono esseri viventi
caso non lo si sappia ). Il fatto che ci siano ancora
delle differenze di fatto fra uomini e donne dovrebbe
farci riflettere, dovrebbe farci lavorare in fretta per
eliminare questo divario e dovrebbe farci evitare di festeggiare
questa enorme mancanza del genere umano. Il festeggiamento
ci porta quasi ad essere contenti che ci sia la differenza
di fatto fra maschietti e femminucce: quasi che uno strip
serale ci possa ripagare di mancanze gravi a livello di
diritti e trattamenti.
In silenzio per la vergogna,
il mondo intero ( il maschio perché il mondo se
lo è ritagliato così, la femmina perché
il mondo continua a tenerselo così ) dovrebbe lavorare
alla parità di fatto fra esseri viventi, fra categorie
e gruppi di persone, nel riconoscimento delle reciproche
virtù e nell’abbattimento delle reciproche
mancanze. Così il mondo migliora.
Altrimenti godiamoci
lo strip di Costantino e non lamentiamoci se poi veniamo
trattate come creature che meritano meno degli altri.
Per quel che mi riguarda
non sono un panda. Con tutto il rispetto per i panda.
Per quel che mi riguarda
mi ribello a tutto questo.
Romi ‘74
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