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GATE TO CITY OF THE SUN

DUE PAROLE A KAROL

Anche chi non avrebbe voluto si è commosso. Credimi.
Siamo stati tutti con te, fisicamente, con il pensiero, con una lacrima.
Anche chi non ti conosceva, chi non ti ha voluto conoscere o chi, pur sapendo chi eri, chi sei, ha tralasciato il rapporto.
Da piccola dicevo con mia sorella “ E’ proprio un bel nonno! Che bello sarebbe avere un nonno così!” notando il fascino intrinseco di una persona e il suo grande e gioioso spirito.
Mentre ora ricordo di te la grande sofferenza.
Ascoltami.
Quante volte, quando ancora non eri tanto ammalato, avrei voluto avvicinarmi e abbracciarti. Tutti ti baciavano e ti toccavano con rispetto formale. Io invece avrei voluto stringerti forte forte, come fossi il mio nonno o il mio papà. Perché a me di dove stavi seduto non me ne fregava nulla. A me arrivava un messaggio: che avresti apprezzato di essere trattato da uomo e non da celebrità. Avrei voluto ridere e scherzare così come si fa con un amico. Avrei voluto invitarti nella mia campagna, quella dei contadini normali, che seminano un anno il grano e l’anno dopo il girasole. Avrei voluto accorciare le distanze, quelle enormi distanze che separano il Papa, figura religiosa, dalla gente comune, distanze fatte di metri e di formalismo.
Avrei voluto parlare con te di Dio. Quel Dio che per me, in questi anni, è diventato così importante seppur differente da ciò che era inizialmente, nell’aspetto e nella manifestazione; quel Dio che tu hai amato così tanto da farti sopportare una malattia, una stanchezza e una sofferenza tali da far stringere il cuore al solo vederti.
Negli ultimi anni poi, e negli ultimi mesi soprattutto, avrei voluto “rapirti” per darti un po’ di libertà. Perché ho sempre visto la Chiesa gerarchica come soffocante. Avrei invece voluto farti respirare un po’ della mia aria, che oggi profuma di fiori primaverili.
Avrei voluto darti un pezzetto di argine, sul ramo del fiume, e lasciarti dire ciò che volevi, fare ciò che ti piace, magari mangiare un buon piatto di pasta o un pezzo di pizza con le mani.
Invece mi sembravi in prigione, schiavo di un corpo malato ma anche di un meccanismo che ti pesava: i tuoi occhi hanno sempre espresso ciò che le parole non potevano dire, almeno per me, e questo anche negli ultimi tempi, quando sbattevi le mani sull’appoggio davanti a te per dire……. Come se volessi dire qualcosa di importante. Per me non era solo un ringraziamento a chi ti veniva a trovare per darti coraggio, era un grido di disperazione e il mio cuore si stringeva e si stringe ancora quando ripenso a quei gesti. In quei momenti avrei voluto abbracciarti e dirti che nello spazio del mio cuore potevo regalarti il piacere di sentirti come una persona.
Perché per me sei sempre stato una creatura. Il Papa è una persona prima di tutto. E per me eri un uomo che sarebbe stato bello far ridere, coccolare, con cui conversare. Poi veniva il ruolo, magistralmente gestito in oltre un ventennio di lavoro, ma che a me poi, non interessava un gran ché. Era il mio cuore che dialogava con il tuo cuore. Nulla di più.
Un rapporto personale verso un uomo che non ho mai visto in vita mia, se non in tv.

Hai visto quanta gente al tuo funerale?
Quasi si sentiva il tuo sorriso. Ma sentivo ancora di più il tuo sospiro di sollievo, perché adesso stai bene, non hai più quel corpo malato e segnato dall’età, ma un velo leggero con cui volare… sulle montagne, o sopra a tutti quei giovani che ti amano e ti ameranno per tutto il tempo futuro.
Tu che non avevi più famiglia, hai visto quanti figli hai? Hai visto la forza che hai saputo unire? Si sente che ne sei felice, si sente tanto.

Hanno detto che sei apparso con la Madonna. Non so se sia vero o siano chiacchiere. Non so cosa questo possa significare. Per me, dopo tanto che ci penso, ha un solo significato, semplice ed elementare: adesso stai bene, e questo mi rende felice; semplicemente era la tua sofferenza che mi faceva umanamente pietà; ora sono più serena.
Anche se sono dove sono, nel cammino di crescita spirituale che ho intrapreso, e che mi sarebbe piaciuto raccontarti, il mio pensiero va a quel tempo in cui pensavo che eri un nonno bellissimo e poi corre subito ad ora, ora che sei sereno, libero, sorridente.
Se dovessimo vederci ho tante cose da raccontarti e altrettante da chiederti, se non ci incontreremo, allora, mi basta di sentire il tuo gioire.