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ORRORE, NON ARTE.
DEI TRE BIMBI APPESI AL CAPPIO

Su che cosa sia l’arte da secoli e secoli pensatori ed esperti si dilettano in ipotesi e tesi le più diverse. Sicuramente da oggi so esattamente che cosa NON E’ ARTE. Appendere al cappio tre bambini vi sembra arte? Vi sembra una espressione visiva che si avvicina alla decenza? Vedere da lontano o da vicino tre corpicini penzolanti vi sembra artistico? Ho sempre pensato che l’arte fosse un mezzo per esprimere se stessi, ma anche uno strumento per suscitare creatività e positività negli animi di chi la vive come fruitore.

…… bambini morti impiccati………

Questa è arte per un popolo che trova normale uccidere i propri piccoli e che si condanna all’estinzione ostentando e valorizzando un messaggio che aleggia di morte. E’ normale per un popolo che pasteggia tra immagini di torture e fiotti di sangue rappreso. Siamo noi questo popolo? Oggi è per noi normale paragonare l’arte a una tale manifestazione di orrore? Ed è terrificante l’appoggio dei pubblici poteri, insensibili di fronte a un messaggio tanto spinto e pericoloso: abituarsi alle scene di orrore. Perché mi sembra terrificante il fatto che ci sia qualcuno che non se ne scandalizzi, che lo giustifichi.

Da secoli pittori, scultori, artisti ritraggono la bellezza in ogni sua forma. L’horror non è ancora entrato nel club degli immortali, lo splatter ancora meno, la violenza fine a se stessa non lo sarà mai.

Neppure accetto il tentativo misero di giustificare il tutto come la presentazione di una occasione di dibattito: l’opera era sprovvista di cartelli e “istruzioni” per la comprensione come pure aveva lo scopo di attrarre l’attenzione da lontano, di colpire da lontano, di inorridire da lontano. In internet esiste la versione di tutto questo. Mettete “sesso gratis per tutti” nel vostro sito e avrete accessi a fiotti. Ma con la spazzatura si fa solo spazzatura. Mi dispiace che la persona che ha tagliato due cappi su tre si sia ferita. Vi prego, non abituiamoci alla violenza e all’orrore gratuiti. Sdegniamoci ancora. Proteggiamo le immagini dei nostri figli, che troppo spesso rischiano, anche senza mettere “in arte” questa serie di violenze.

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