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CONSUMI STRATEGIE PER SCONFIGGERE IL CAROVITA


L’UNIONE FA IL RISPARMIO

Amici, frequentatori di parrocchie o centri sociali, condomini: aumentano i gruppi che comprano insieme e poi dividono la merce, con l’obiettivo di contenere le spese. Senza dimenticare di avere un occhio attento all’origine dei prodotti.

  • Di Franca Roiatti

Schiacciati dai rincari post euro, intrappolati in statistiche contestate, lusingati da proclami aziendali che promettono la guerra la caro spesa, i consumatori italiani si inventano strategie alternative per riempire la dispensa. Alcune tradizionali, come il ritorno in massa alle bancarelle, altre più radicali come la creazione di gruppi d’acquisto.

Una recente indagine della Federazione italiana dei venditori ambulanti ( Confcommercio ) indica che circa 24 milioni di persone frequentano almeno una volta alla settimana i mercati, facendo acquisti per circa 26,5-28 miliardi di euro. E tra gli habitué dei banchi di orto-frutta e abbigliamento sono in calo le casalinghe ( meno 3 per cento ) e in aumento le impiegate ( più 2,4 per cento ).
A riprova del crescente appeal di questo canale distributivo sul cosiddetto ceto medio. Il motivo è semplice: si risparmia. Il 51,3 per cento di chi va la mercato lo ritiene più conveniente di negozi e supermercati. Una riscossa che si misura anche sul numero degli ambulanti: “Nel periodo più nero della crisi tra il 2001 e il 2002 sono nate 5 mila nuove aziende. Tra queste molte sono di extracomunitari che si sono regolarizzati, ma il settore è vitale” dichiara Giovanni Tallone, segretario nazionale dell’Anva, associazione di categoria della Confeserecenti.

Sfuggono invece ai censimenti, pur conquistando sempre più consumatori, i gas: gruppi di acquisto solidali. Non amano essere etichettati come una “tecnica salvaportafogli”, “perché il nostro è un progetto più ampio” afferma Andrea Saroldi, coordinatore della Rete dei gas ( www.retegas.org ). E’ innegabile che questi consorzi sono la dimostrazione di come si possa acquistare cose di qualità senza spendere una fortuna. I gas sono famiglie, vicini di casa, frequentatori della stessa parrocchia o dello stesso centro sociale che decidono di comprare insieme prodotti che rispondono a criteri di rispetto per l’ambiente e gli esseri umani.

“Il primo gruppo è nato a Fidenza nel 1994, ora ce ne sono circa 120 in tutta Italia, dei quali conosciamo l’esistenza, ma sicuramente sono molti di più” aggiunge Saroldi. “Pensiamo che siano coinvolte almeno 20 mila persone”.
“Il nostro gruppo è nato nel 2001 e comprende più di 100 famiglie” racconta Silvia Masi, di Rimini, sposata con Gabriele, madre di due bimbi e di un terzo in affido. “Per ognuno dei prodotti che acquistiamo c’è un referente che si incarica di raccogliere gli ordini e inoltrarli al produttore. Compriamo pasta, succhi e conserve da una cooperativa di disabili, ogni tre mesi. Frutta e verdura da agricoltori biologici dai quali i membri a rotazione vanno tutti i sabati. Poi ci si incontra per la distribuzione, si chiacchiera, ci si scambiano idee e consigli. Senza lo stress dei centri commerciali”. I detersivi ecologici non li hanno trovati e così tre membri del gas di Rimini, laureati in chimica, hanno studiato le formule per un’intera gamma di detergenti naturali, che hanno messo in produzione.

La discussione si sposta sui servizi, come l’abbonamento al telefono. La risposta in questo caso è arrivata da Padova dove è nata la Livecom, costola di una cooperativa sociale che fornisce connessioni telefoniche e internet come qualsiasi altro operatore, ma senza rincorrere il profitto. “Questo significa che se i clienti chiamano il nostro call center non sentono una voce registrata, ma quella di uno dei ragazzi che stiamo aiutando” spiega Viviana Usai, responsabile marketing della Livecom. “Siamo in grado di offrire tariffe competitive ma anche etiche, senza costi nascosti e con la sicurezza che almeno il 10 per cento della cifra pagata viene reinvestito nei progetti della cooperativa”.

La rete dei gas funziona soprattutto per questo: suggerimenti sulla scelta di fornitori o dibattiti sul modo migliore per risolvere problemi come l’acquisto dei vestiti, perché “chi ci assicura che, per fabbricare la T-shirt all’altro capo del mondo, i lavoratori non siano stati sfruttati e il cotone sia stato coltivato senza pesticidi?” riassume Saroldi.

Il controllo sul prodotto, ma soprattutto il contatto diretto con il produttore è fondamentale. Il sito del gas di Scandicci è ricco di immagini delle scampagnate domenicali di visite agli orti e alle stalle dei fornitori. “Abbiamo incontrato agricoltori sensibili, a volte radicali, dai quali abbiamo imparato molte cose sulla terra e i suoi ritmi” racconta Stefano Floris. “E ci hanno fatto risparmiare, a volte fino al 25 per cento”.

Il gas di Rimini, assicura Silvia Masi, ha pagato 60 centesimi 1 chilo di patate comprandole da un produttore biologico che serve anche alcuni supermercati della zona, dove le stesse patate si vendono a 2 euro e 50 al chilo.

A tenere la contabilità delle scelte domestico-solidali per ragioni diverse, ma spesso coincidenti con quelle dei gas, sono gli aderenti ai Bilanci di giustizia ( www.bilancidigiustizia.it ): un movimento, o meglio uno stile di vita semplice e rivoluzionario. “Nel fare la spesa abbiamo deciso di rispondere a tre domande: che prezzo paga l’ambiente per questo prodotto? Chi ci ha lavorato ha ricevuto il giusto compenso? E soprattutto mi serve davvero?” spiega Gianni Fazzini, ex prete operaio coordinatore dei “bilancisti”: circa 800 famiglie che hanno come obiettivo quelli di spostare i consumi verso scelte consapevoli. “C’è chi decide di provare a rinunciare all’auto, prendendo i mezzi pubblici, e chi si impegna a rifare il tetto della casa con i pannelli fotovoltaici” continua Fazzini.

Si compra biologico ed equo, magari aggregandosi a un gas. Ma soprattutto si impara a programmare le spese, rifuggendo dall’acquisto compulsivo. Una volta al mese le famiglie si incontrano e verificano il raggiungimento dei propri obiettivi. Con risultati sorprendenti: “Nel 2003 una famiglia di bilancisti ha speso in media 813 euro contro i 1.042 di una famiglia Istat” sostiene Fazzini.

Risparmio associato a un grande sogno che si chiama economia solidale: “Un tentativo di consumare i prodotti locali o la cui origine è controllabile. E il rapporto tra chi produce e chi compra è diverso perché immediato” spiega Daniela Bigotto di Bem Vivir, primo negozio nato ad Arese ( Milano ) dall’esperienza dei gas e gestito da una cooperativa sociale. “Nella nostra bottega i prodotti freschi si ordinano e si ritirano nei giorni previsti. Ma qui si partecipa anche a incontri di formazione e dibattito” conclude Migotto.

Condivisione e sobrietà che nel caso dei Condomini solidali sfiorano l’utopia. In queste comunità di famiglie e single sparse per l’Italia tutti depositano lo stipendio su un unico conto corrente ricevendo, all’inizio del mese, un assegno in bianco che ciascuno compila con la cifra che ritiene necessaria per le proprie esigenze. Insieme si fanno alcune spese, insieme si mettono pezzi di vita ed esperienze. “Nessuno è mai scappato con la cassa” scherza Gianni Ghidini, coordinatore dell’Associazione comunità e famiglia che raggruppa queste realtà. “La chiave dei nostri risparmi alla fine è proprio il rispetto per gli altri membri che ci spinge a razionalizzare i consumi”.

Nemici del carovita decisamente più concreti sono Giancarlo Tosi e i soci della catena di negozi La fruttaccia di Roma, commercianti con la strategia dei prezzi bassi. Alessandro Fasoli e Giovanni Vitaletto, 64 anni in due, gestiscono una decina di punti vendita indipendenti e cinque spazi all’interno di una catena di discount. Vendono frutta e verdura a 98 centesimi al chilo, 77 dopo le 4 del pomeriggio, e si sono impegnati a farlo almeno fino al 31 dicembre, succeda quel che succeda. Un paradiso per i consumatori.

Dov’è il trucco? “Nessun trucco” replica Fasoli “siamo in questo campo da anni e posso assicurare che i tanto famigerati aumenti nella catena dal produttore al consumatore dovuti al passaggio all’euro sono invenzioni”.


Panorama, 2/12/2004