Schiacciati dai rincari post euro, intrappolati in statistiche
contestate, lusingati da proclami aziendali che promettono
la guerra la caro spesa, i consumatori italiani si inventano
strategie alternative per riempire la dispensa. Alcune tradizionali,
come il ritorno in massa alle bancarelle, altre più
radicali come la creazione di gruppi d’acquisto.
Una recente indagine della Federazione italiana dei venditori
ambulanti ( Confcommercio ) indica che circa 24 milioni
di persone frequentano almeno una volta alla settimana i
mercati, facendo acquisti per circa 26,5-28 miliardi di
euro. E tra gli habitué dei banchi di orto-frutta
e abbigliamento sono in calo le casalinghe ( meno 3 per
cento ) e in aumento le impiegate ( più 2,4 per cento
).
A riprova del crescente appeal di questo canale distributivo
sul cosiddetto ceto medio. Il motivo è semplice:
si risparmia. Il 51,3 per cento di chi va la mercato lo
ritiene più conveniente di negozi e supermercati.
Una riscossa che si misura anche sul numero degli ambulanti:
“Nel periodo più nero della crisi tra il 2001
e il 2002 sono nate 5 mila nuove aziende. Tra queste molte
sono di extracomunitari che si sono regolarizzati, ma il
settore è vitale” dichiara Giovanni Tallone,
segretario nazionale dell’Anva, associazione di categoria
della Confeserecenti.
Sfuggono invece ai censimenti, pur conquistando sempre
più consumatori, i gas: gruppi di acquisto solidali.
Non amano essere etichettati come una “tecnica salvaportafogli”,
“perché il nostro è un progetto più
ampio” afferma Andrea Saroldi, coordinatore della
Rete dei gas ( www.retegas.org ). E’ innegabile che
questi consorzi sono la dimostrazione di come si possa acquistare
cose di qualità senza spendere una fortuna. I gas
sono famiglie, vicini di casa, frequentatori della stessa
parrocchia o dello stesso centro sociale che decidono di
comprare insieme prodotti che rispondono a criteri di rispetto
per l’ambiente e gli esseri umani.
“Il primo gruppo è nato a Fidenza nel 1994,
ora ce ne sono circa 120 in tutta Italia, dei quali conosciamo
l’esistenza, ma sicuramente sono molti di più”
aggiunge Saroldi. “Pensiamo che siano coinvolte almeno
20 mila persone”.
“Il nostro gruppo è nato nel 2001 e comprende
più di 100 famiglie” racconta Silvia Masi,
di Rimini, sposata con Gabriele, madre di due bimbi e di
un terzo in affido. “Per ognuno dei prodotti che acquistiamo
c’è un referente che si incarica di raccogliere
gli ordini e inoltrarli al produttore. Compriamo pasta,
succhi e conserve da una cooperativa di disabili, ogni tre
mesi. Frutta e verdura da agricoltori biologici dai quali
i membri a rotazione vanno tutti i sabati. Poi ci si incontra
per la distribuzione, si chiacchiera, ci si scambiano idee
e consigli. Senza lo stress dei centri commerciali”.
I detersivi ecologici non li hanno trovati e così
tre membri del gas di Rimini, laureati in chimica, hanno
studiato le formule per un’intera gamma di detergenti
naturali, che hanno messo in produzione.
La discussione si sposta sui servizi, come l’abbonamento
al telefono. La risposta in questo caso è arrivata
da Padova dove è nata la Livecom, costola di una
cooperativa sociale che fornisce connessioni telefoniche
e internet come qualsiasi altro operatore, ma senza rincorrere
il profitto. “Questo significa che se i clienti chiamano
il nostro call center non sentono una voce registrata, ma
quella di uno dei ragazzi che stiamo aiutando” spiega
Viviana Usai, responsabile marketing della Livecom. “Siamo
in grado di offrire tariffe competitive ma anche etiche,
senza costi nascosti e con la sicurezza che almeno il 10
per cento della cifra pagata viene reinvestito nei progetti
della cooperativa”.
La rete dei gas funziona soprattutto per questo: suggerimenti
sulla scelta di fornitori o dibattiti sul modo migliore
per risolvere problemi come l’acquisto dei vestiti,
perché “chi ci assicura che, per fabbricare
la T-shirt all’altro capo del mondo, i lavoratori
non siano stati sfruttati e il cotone sia stato coltivato
senza pesticidi?” riassume Saroldi.
Il controllo sul prodotto, ma soprattutto il contatto diretto
con il produttore è fondamentale. Il sito del gas
di Scandicci è ricco di immagini delle scampagnate
domenicali di visite agli orti e alle stalle dei fornitori.
“Abbiamo incontrato agricoltori sensibili, a volte
radicali, dai quali abbiamo imparato molte cose sulla terra
e i suoi ritmi” racconta Stefano Floris. “E
ci hanno fatto risparmiare, a volte fino al 25 per cento”.
Il gas di Rimini, assicura Silvia Masi, ha pagato 60 centesimi
1 chilo di patate comprandole da un produttore biologico
che serve anche alcuni supermercati della zona, dove le
stesse patate si vendono a 2 euro e 50 al chilo.
A tenere la contabilità delle scelte domestico-solidali
per ragioni diverse, ma spesso coincidenti con quelle dei
gas, sono gli aderenti ai Bilanci di giustizia ( www.bilancidigiustizia.it
): un movimento, o meglio uno stile di vita semplice e rivoluzionario.
“Nel fare la spesa abbiamo deciso di rispondere a
tre domande: che prezzo paga l’ambiente per questo
prodotto? Chi ci ha lavorato ha ricevuto il giusto compenso?
E soprattutto mi serve davvero?” spiega Gianni Fazzini,
ex prete operaio coordinatore dei “bilancisti”:
circa 800 famiglie che hanno come obiettivo quelli di spostare
i consumi verso scelte consapevoli. “C’è
chi decide di provare a rinunciare all’auto, prendendo
i mezzi pubblici, e chi si impegna a rifare il tetto della
casa con i pannelli fotovoltaici” continua Fazzini.
Si compra biologico ed equo, magari aggregandosi a un gas.
Ma soprattutto si impara a programmare le spese, rifuggendo
dall’acquisto compulsivo. Una volta al mese le famiglie
si incontrano e verificano il raggiungimento dei propri
obiettivi. Con risultati sorprendenti: “Nel 2003 una
famiglia di bilancisti ha speso in media 813 euro contro
i 1.042 di una famiglia Istat” sostiene Fazzini.
Risparmio associato a un grande sogno che si chiama economia
solidale: “Un tentativo di consumare i prodotti locali
o la cui origine è controllabile. E il rapporto tra
chi produce e chi compra è diverso perché
immediato” spiega Daniela Bigotto di Bem Vivir, primo
negozio nato ad Arese ( Milano ) dall’esperienza dei
gas e gestito da una cooperativa sociale. “Nella nostra
bottega i prodotti freschi si ordinano e si ritirano nei
giorni previsti. Ma qui si partecipa anche a incontri di
formazione e dibattito” conclude Migotto.
Condivisione e sobrietà che nel caso dei Condomini
solidali sfiorano l’utopia. In queste comunità
di famiglie e single sparse per l’Italia tutti depositano
lo stipendio su un unico conto corrente ricevendo, all’inizio
del mese, un assegno in bianco che ciascuno compila con
la cifra che ritiene necessaria per le proprie esigenze.
Insieme si fanno alcune spese, insieme si mettono pezzi
di vita ed esperienze. “Nessuno è mai scappato
con la cassa” scherza Gianni Ghidini, coordinatore
dell’Associazione comunità e famiglia che raggruppa
queste realtà. “La chiave dei nostri risparmi
alla fine è proprio il rispetto per gli altri membri
che ci spinge a razionalizzare i consumi”.
Nemici del carovita decisamente più concreti sono
Giancarlo Tosi e i soci della catena di negozi La fruttaccia
di Roma, commercianti con la strategia dei prezzi bassi.
Alessandro Fasoli e Giovanni Vitaletto, 64 anni in due,
gestiscono una decina di punti vendita indipendenti e cinque
spazi all’interno di una catena di discount. Vendono
frutta e verdura a 98 centesimi al chilo, 77 dopo le 4 del
pomeriggio, e si sono impegnati a farlo almeno fino al 31
dicembre, succeda quel che succeda. Un paradiso per i consumatori.
Dov’è il trucco? “Nessun trucco”
replica Fasoli “siamo in questo campo da anni e posso
assicurare che i tanto famigerati aumenti nella catena dal
produttore al consumatore dovuti al passaggio all’euro
sono invenzioni”.
Panorama, 2/12/2004