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Consumatori – il mensile dei soci Coop
Dicembre 2004 – Numero 10

Di Franco Tomasi
Specialista di scienza dell’alimentazione

C E L I A C H I A
Difficile da riconoscere

La celiachia è una patologia caratterizzata da anomalie del tessuto intestinale a livello del tenue ( il tratto di intestino che comprende duodeno, digiuno e ileo ) secondarie all’ingestione di alimenti contenenti il “glutine”, la principale componente proteica della farina di frumento, orzo e segale. In pratica, tutti gli alimenti preparati con uno di questi cereali ( pane, pasta, grissini, fette biscottate, ecc… ) non sono tollerati dai celiaci e quindi la loro ingestione scatena i sintomi che caratterizzano la malattia. La celiachia si può manifestare fin dalla primissima infanzia con i suoi tipici sintomi intestinali, quali diarrea cronica, gonfiore e/o dolore addominale, intolleranza al lattosio ( lo zucchero del latte ) o extra intestinali quali ipotonia muscolare, rachitismo, arresto della crescita, anemia da carenza di ferro. Non sono rare, però, anche le forme di celiachia che si manifestano in età adulta e che sono caratterizzate, oltre che dai classici sintomi a carico dell’intestino ( soprattutto diarrea con conseguente malassorbimento, ma a volte anche stitichezza ), da calo ponderale, da anemia da carenza di ferro, da osteoporosi, da lesioni cutanee. Spesso la celiachia è anche associata ad altre malattie cosiddette “autoimmuni” come il diabete tipo 1, la tiroide, l’artrite reumatoide, una particolare forma di epatite.

Uno dei problemi che più spesso si pongono per quanto riguarda la celiachia nell’adulto è quello del suo riconoscimento. Capita spesso, infatti, che pazienti celiaci vengano etichettati per anni come “colitici” e che le manifestazioni extraintestinali della malattia non vengano messe in relazione con essa per cui il riconoscimento della celiachia stessa può anche essere molto tardivo. E proprio la multiformità dei sintomi con i quali la malattia può presentarsi l’ha fatta definire, da un esperto che se ne occupa da anni, “la grande imitatrice”. La conferma della difficoltà di riconoscere questa insidiosa malattia viene dai numeri: in Italia, secondo i dati ricavati dalle più accreditate indagini epidemiologiche condotte negli ultimi anni, vi sarebbe 1 celiaco ogni 100-150 individui e quindi gli italiani portatori di celiachia sarebbero circa 400.000. In realtà, però, i casi noti non sono più di 35.000 e quindi quelli non diagnosticati rappresenterebbero la schiacciante maggioranza.

Ma perché alcune persone non tollerano il glutine, mentre la maggior parte di noi lo può mangiare senza alcun problema? Si tratta verosimilmente di una intolleranza trasmessa geneticamente, di generazione in generazione, che può manifestarsi in quei soggetti i cui avi, vissuti qualche migliaio di anni prima di Cristo, non riuscirono ad adattarsi all’introduzione del frumento nella loro alimentazione. Fino a quel momento, infatti, la principale risorsa alimentare era rappresentata dalle carni degli animali che venivano cacciati e, quando iniziarono invece la coltivazione e il consumo dei cerali, una certa quota della popolazione europea, dotata di una particolare caratterizzazione del sistema immunitario, manifestò una intolleranza nei confronti dell’introduzione del glutine ( che, come detto, rappresenta la principale componente proteica della farina di frumento, orzo e segale ) nella sua alimentazione. Ciò avveniva perché l’organismo di queste persone non riconosceva il glutine come sostanza tollerata, ma lo considerava una molecola ostile contro cui difendersi e quindi innescava una risposta immunitaria nei suoi confronti. Dal momento che poi con il passare dei secoli, e in particolare negli ultimi 200 anni, sono state selezionate varietà di grano con chicchi sempre più grandi e quindi contenenti quantità sempre maggiori di glutine ( fino al 50% del contenuto proteico ), in modo da consentirne una migliore panificazione, ecco che l’intolleranza al glutine, nei soggetti geneticamente predisposti, è andata sempre più manifestandosi. La diagnosi di celiachia, una volta che se ne sospetti la presenza, non è difficile: sono infatti disponibili semplici esami del sangue che permettono la sua rilevazione. Se questi esami danno esito positivo, allora, per la conferma della diagnosi, è opportuno procedere ad un esame endoscopico con prelievo di tessuto intestinale sul quale si fa poi un esame istologico per mettere in evidenza la classica alterazione della struttura della mucosa ( atrofia dei villi ) che è alla base della sintomatologia intestinale della malattia. Una volta posta la diagnosi, il provvedimento che si impone assolutamente è l’eliminazione completa dalla alimentazione di tutti gli alimenti contenenti glutine. Ma di questo parleremo nel prossimo numero . ( 1 – continua )