Sezioni Del Sito


Rubriche


Archivio Editoriali



L'Anima e lo Spirito

Siti Interessanti




GATE TO CITY OF THE SUN

CYNDI DALE – “ CHAKRA LA VIA DEL BENESSERE “
Editrice Armenia.

Capitolo tredicesimo

Essere il sé della Fonte Divina:
vivere quotidianamente da sciamano


Durante la guarigione o la manifestazione, dobbiamo spesso analizzare anni e anni di problemi o blocchi spirituali, fisici ed emozionali. Il termine “blocco” è particolarmente adatto a descrivere i cosiddetti punti di resistenza poiché essi arrestano il flusso naturale dell’energia fra i corpi fisico e spirituale. Dato che proveniamo dalla Fonte Divina, che siamo la Fonte Divina e che la cerchiamo in noi stessi, il miglior modo per eliminare detti ostacoli è usare tale conoscenza.
Sfortunatamente sorge una difficoltà, riguardante un elemento soggiacente a qualsiasi disturbo, fisico, emozionale o spirituale che sia: la negazione. Essa è presente ogni volta che ignoriamo la nostra vera natura, o sé della Fonte Divina: quando accettiamo qualcosa che è inferiore alle aspettative che Essa nutre per noi o a ciò che il nostre sé Divino si merita, contraiamo un debito. Pensando o sperando che esso possa soddisfare le nostre esigenze, ci neghiamo il potere, l’energia e l’amore che sono in realtà gli unici fattori capaci di farlo.
[ … ]
Il ruolo della negazione
Negare qualcosa significa voltare le spalle; nell’ambito emozionale, neghiamo qualcosa quando ci rifiutiamo di riconoscere, affermare o esperire i nostri sentimenti, in quello intellettuale, quando ci rifiutiamo di pensare, considerare o rivedere i nostri pensieri. La negazione emozionale si verifica nei casi in cui i sentimenti restano inespressi o vengono riciclati. Tutte queste manifestazioni sono accomunate da un atteggiamento di negazione sostanziale: quello che porta al rifiuto del nostro sé Divino.
Giungere a scoprirlo, sotto vari strati di negazioni, sentimenti, percezioni alterate, malattie e cattivi rapporti può essere molto doloroso: questo, non perché la Fonte Divina lo sia, ma perché dobbiamo combattere anni ed anni di programmazioni, che ci hanno convinto che il miglior modo per guarire sia quello più duro. Trattiamo il cancro assumendo farmaci, guadagniamo facendo lavori che detestiamo, impariamo ad amare vivendo rapporti che chi fanno soffrire, ci divertiamo facendo ciò che gli altri ci dicono essere divertente, lottiamo con la vita per negare la morte. In altre parole, lavoriamo veramente sodo per fare le cose giuste, e per finire infelici.
[ … ]
Ritengo che l’anima abbia, per così dire, subito una ferita originale, che ci ha spinto a voltare, almeno in parte, le spalle alla realtà della Fonte Divina. Sentendoci in colpa per tale gesto, siamo giunti a negare quest’ultima ed il nostro sé Divino, il vero fine e la vera volontà. In tal modo abbiamo accumulato sentimento su sentimento, malattia su malattia; guarire significa rimuovere tutti questi strati fino a giungere alla ferita originale, o percezione alterata. La manifestazione è il processo mediante cui riceviamo o acquisiamo ciò di cui abbiamo bisogno per realizzare tale obiettivo.
[ … ]
Gli strati fondamentali di negazione
[ … ]
Ricordo, a questo proposito, il caso di Fred, un medico alcolizzato. Negli ultimi anni aveva perso metà dei pazienti ed il suo matrimonio era sull’orlo della rovina. I suoi figli presentavano le caratteristiche tipiche di chi ha un genitore etilista e conducevano una vita del tutto sregolata. Per tutte queste ragioni, Fred si trovava immerso in un mare immenso di autocommiserazione; ogni volta che veniva posto di fronte al problema, si accasciava in poltrona ed iniziava a borbottare: “ Lo so, lo so, sono un fallito. Non faccio nulla di buono”.
Venne da me un giorno, disperato. Durante la prima seduta gli dissi di immergersi nel suo senso di autocommiserazione e di inutilità, ed egli ebbe paura; poi, si fece triste e scoppiò in lacrime, ripetendo di essere un fallito. Presumendo che avessimo svelato almeno una parte del suo problema emozionale, gli chiesi se fosse convinto della sua affermazione ed egli rispose affermativamente.
Anche se eravamo giunti a questo punto, non ritenevo che avessimo colto il nocciolo della questione: dopo tutto, anche in precedenza si era trovato in quello stato, e non aveva smesso di bere. Nella seconda seduta lo invitai a fingere di essere ubriaco e, quindi, parlai al suo sé ebbro, chiedendogli perché bevesse. Lo stato d’animo di Fred passò immediatamente dalla tristezza alla rabbia, ed egli prese a sbraitare e a delirare: la vita era ingiusta, la moglie non lo capiva, tutti si aspettavano qualcosa da lui, ma nessuno si curava effettivamente di lui.
Decisi, allora, che dovevamo arrivare al punto: guidandolo verso il suo chakra inferiore, gli chiesi di tornare all’età in cui era sorto il problema e, con mia grande sorpresa, egli si raggomitolò su se stesso. La sensazione correlata a quella di fallimento? La colpa: non era stato capace di far andare d’accordo i genitori e se ne doleva. Dopo aver elaborato tale sentimento ed essersi perdonato, Fred fece enormi progressi: iniziò spontaneamente a frequentare l’ Alcolisti Anonimi, decise di seguire una terapia riabilitativa ed invitò la moglie a richiedere un’assistenza specifica.
Eppure, nonostante i passi da gigante compiuti, ad un anno di distanza Fred aveva ancora gravi crisi in cui si autocommiserava: il lavoro non andava molto bene, era confuso riguardo al fatto di meritare denaro, rapporti interpersonali soddisfacenti e, soprattutto, la sua stessa vita. Poi, però, accadde un miracolo. Credo, in effetti, che, malgrado ciò, egli abbia sempre continuato ad elaborare il senso di colpa e di vergogna. Un giorno venne nel mio studio, raggiante. Mi raccontò che, mentre era fermo ad uno stop, impaziente, un’anziana che attraversava la strada senza “alcuna” ragione si bloccò e, voltandosi, gli sorrise: quel gesto gli aveva aperto gli occhi!
“Per qualche motivo, quel sorriso mi aiutò. Capii che la donna era parte dell’umanità, non una persona che mi teneva fermo allo stop. Era una parte di Dio!” esclamò, volgendo subito lo sguardo verso il basso imbarazzato dalla rivelazione. Con gli occhi lucidi, aggiunse: “Ho pensato che, se lei è parte di Dio, anch’io debbo esserlo, al di là di quello che ho fatto”. E così Fred fece il grande balzo dalla negazione alla verità: inutile a dirsi, da quel momento la sua vita non fu più la stessa.
[ … ]
La voce del sé spirituale
[ … ]
L’intuizione è invece la voce dell’anima o, per maggiore esattezza, del sé della Fonte Divina, dello spirito essenziale che parla attraverso la stessa. L’intuizione informa l’anima su ciò che deve fare e quest’ultima ci indirizza verso un fine.
Il rapporto mente/corpo è attualmente oggetto di molti studi, ma pochi ammettono che ne esiste uno anche fra mente, corpo ed anima. Se, tuttavia, l’anima viene esclusa, non siamo più in grado di accedere alle fonti infinite di aiuto invisibile, di cui abbiamo bisogno per poter vivere e crescere. L’intuizione è lo strumento che può liberarci da tutto e da tutti: né la mente né il corpo sono in grado di farlo, dato che non ci hanno impedito di bloccarci emozionalmente.
In che modo la riconosciamo? Leggendo molti libri sull’argomento, seguendo molti corsi ma, soprattutto, rispondendo personalmente alla domanda. Dato che il nostro sé della Fonte Divina è peculiare, anche la nostra modalità intuitiva lo è. Non ho mai incontrato nessuno che non la conoscesse: anche chi dapprima insisteva di non saperne nulla, dopo essersi documentato a questo proposito mi citava vari esempi in cui essa aveva influenzato la sua vita.
E’ utile conoscere alcuni dei suoi aspetti. Innanzitutto, l’intuizione può manifestarsi in varie forme, le più frequenti delle quali sono la visione di immagini, il suono di voci e la percezione, talora cinestetica, della risposta al problema.
[ … ] le funzioni di ciascun chakra sono anche intuitive: essi sono, infatti, il nostro legame con l’anima e la Fonte Divina, e possono veicolare informazioni, energia curativa, messaggi delle guide superiori. Il primo chakra, ad esempio, consente di intuire attraverso le sensazioni fisiche, il secondo mediante quelle interiori, il quinto può collegarsi con piano astrale in caso di bisogno ed il sesto invia immagini.
Spostandoci da un centro all’altro alla ricerca di una guida, potremmo diventare matti. Quando passiamo da un centro energetico inferiore al cuore, riallineiamo il nostro sistema energetico, facendo convergere i messaggi intuitivi al cuore e ottenendo da esso – che rappresenta il punto d’incontro del sé spirituale e di quello fisico – l’aiuto di cui abbiamo bisogno.
Seguendo i sensi della conoscenza, della percezione, dell’udito e della vista, possiamo arrivare a separare le credenze e le sensazioni che ci causano problemi, ad ottenere gli aiuti necessari affinché il sé adulto possa controllare la nostra vita quotidiana e rassicurare il sé bambino. Talora l’intuizione ci comunica che dobbiamo piangere, tenere stretto il bambino interiore, regredire ad un’altra età e ad un altro posto, leggere un certo libro, o andare a ballare. Essa non solo ci suggerisce il modo per poter riparare a un danno, ma ci aiuta a prevenire ulteriori problemi.
L’altra importante ragione per incorporare l’intuizione nella nostra vita emozionale è il fatto che essa rappresenta la nostra anima. Il nostro sé essenziale ha determinati bisogni e pulsioni: l’intuizione ci consente di soddisfarli, pur mantenendo il contatto con la finalità dell’anima. Se viviamo secondo quest’ultima, giungeremo spontaneamente a guarire; se, infatti, seguiamo il nostro significato, l’espressione del sé essenziale, saremo anche capaci di manifestare ciò di cui necessitiamo per guarire. Se facciamo questo, viviamo da sciamani: siamo, cioè, i creatori e i guaritori di noi stessi.
Vivere da sciamani
Lo scopo di uno sciamano è vivere sia nel mondo spirituale sia in quello fisico.
[ … ]
I nostri sistemi energetici sono studiati affinché diventiamo sciamani. I chakra hanno una dimensione anteriore ed una posteriore; i punti situati sulla colonna vertebrale fungono da porte del conscio e dell’inconscio, del sé spirituale e di quello fisico. Siamo, in realtà, ruote di luce, che si muovono nella quiete del nostro essere. In qualità di sciamani, è nostra responsabilità mantenere sempre tali porte aperte, in modo da poter ricevere i messaggi “degli altri mondi” per poter guarire e manifestare noi stessi, nonché per proiettare le energie necessarie a muoverci nel mondo.
Il nostro sé sciamanico è capace di raggiungere le stelle, spesso avvalendosi dei punti energetici superiori, facoltà questa che sarebbe inutile se non sapessimo usare bene l’energia nella realtà quotidiana. In che modo kundalini può aiutarci a pagare i conti? Come può il senso di pace migliorare un rapporto difficile? E, per contro, come può una malattia insegnarci qualcosa sulla fede o sulla grazia? Non importa se elaboriamo dette questioni tramite i centri spinali, le sensazioni, i pensieri: l’importante è farlo.
Possediamo un’aura che esiste sia sul piano materiale sia su quello immateriale e che unisce la nostra dimensione interiore a quella esteriore. Le energie fisiche vengono così trasmesse alla sfera spirituale, e viceversa. L’aura ci protegge, definisce, guarisce e mantiene unite le nostre varie componenti; in veste di sciamani dobbiamo saper essere dentro e fuori il corpo. La mente, correlata col cervello, raggiunge mondi infiniti, ed è proprio lo sciamano a negoziarne i confini. L’anima è insita sia all’interno sia all’esterno del piano fisico e il nostro sé sciamanico deve mantenere tale connessione.
A questo scopo può avvalersi di vari strumenti, fra cui il tamburo, la danza, gli animali e le piante. In passato compiva spesso il cosiddetto viaggio, durante il quale si recava, con un complicato rituale, nel mondo degli inferi o dei cieli. Oggi dobbiamo ricorrere a ciò di cui disponiamo: la musica, reggae o classica, può indurre uno stato di guarigione dell’anima; le mansioni domestiche o l’attività di falegnameria potrebbero donare serenità e favorire l’ispirazione; un libro, il sorriso di un bambino, un vestito elegante od una buona proposta di lavoro potrebbero innescare le nostre fantasticherie. Al di là del mezzo usato, siamo tutti in viaggio ed in fase di crescita: cerchiamo non solo di capire il nostro fine, ma anche di realizzarlo. E, per fare ciò, dobbiamo unire i due mondi, diventare queste due realtà.
Mentre procediamo lungo il cammino, ricordate che lo facciamo insieme, mano nella mano. Mentre lasciamo spazio al suo mistero e alla sua magia, ricordate che possiamo sempre chiedere aiuto ai vicini, alla famiglia, alle guide spirituali, ai raggi e, ovviamente, alla Fonte Divina stessa. Mentre evolviamo, ricordate che non cambiamo, ma passiamo da un nostro aspetto ad un altro e che il fine ultimo è la gioia.