Digitale
terrestre, chi gira l'assegno?
di Luddist - 100 milioni
di euro per i decoder, ma solo per certi decoder, e 30 milioni
di euro per l'ADSL. Cioè l'Italia spinge sulla televisione
ai danni della banda larga. Proprio una illuminata scommessa
sul futuro
19/04/04 – Roma – [ … ] a proposito del
digitale terrestre e ho visto che l'Autorità TLC sta
lavorando per capire se la diffusione del nuovo medium segua
le rotte stabilite quando fu deciso di investire moltissimi
soldi pubblici per sostenere l'acquisto dei decoder. Difficile
che i conti tornino.
Non voglio riprendere l'ormai trita polemica sulla tecnologia
o sulla copertura, lascerei che se ne occupino gli esperti
(o i presunti esperti che spesso fanno capolino proprio in
tivvù), perché è molto più interessante
il fatto che si sia speso molto di più per agevolare
l'acquisto dei decoder rispetto, per dirne una, agli abbonamenti
ADSL. La mia non è una critica alla volontà
di dare una lucidata ad un mezzo obsoleto come la
televisione, non ignoro gli enormi interessi che
ancora la TV veicola. Vorrei solo che a darla fossero, appunto,
gli interessati più che i soldi dei contribuenti tutti.
Esprimo quindi il mio disappunto su come si è deciso
di spendere i dindi che mese dopo mese piovono nelle tasche
dello Stato.
Il nuovo medium, il digitale terrestre, è nuovo fino
ad un certo punto. Sebbene in futuro consentirà una
qualche forma di interattività tra spettatore ed emittente,
oggi non è altro, in sostanza, che uno spazio che consente
trasmissioni qualitativamente migliori potenzialmente ad una,
potenziale anche questa, grande pluralità di soggetti.
Al momento è anche una prospettiva di mercato
ma non è un mercato, si spera che lo diventi.
Quante possibilità ci sono che ciò accada?
Quanto costa "produrre televisione"? La domanda
non è banale, perché dal costo discende anche
la fattibilità di una emittente, sia anche digitale,
capace di rispondere a standard sufficienti ad attirare pubblicità.
Riuscire a farlo è una impresa. Se poi si guarda il
mercato pubblicitario della televisione italiana,
incardinato dietro due grandi concessionarie prenditutto che
finanziano i due poli del mercato televisivo, non è
difficile comprendere quanto le briciole che rimangono, da
sole difficilmente possano consentire l'emergere di questa
grande pluralità di soggetti. Ciò che invece
accadrà, se è è vero che grazie al digitale
terrestre la concorrenza potrà finalmente divenire
internazionale, è che un certo numero di emittenti
già attive all'estero avranno un nuovo canale di distribuzione.
Sempre che il digitale terrestre entri nell'immaginario collettivo
delle famiglie italiane. La mia impressione è che dietro
l'angolo ci sia dell'acqua che è in attesa di qualcuno
che ne scorga il buco.
Salto a pié pari le polemiche sul fatto che le vagonate
di milioni di euro allocati per l'acquisto dei decoder si
riferiscano solo a certi tipi di decoder
ma mi sia consentito di esprimere tutta la mia incredulità
nell'apprendere che ci sono associazioni di consumatori che
si stanno battendo per far sì che le famiglie italiane
possano acquistare a meno anche gli altri
decoder. In un paese dove i bambini leucemici costretti ad
un ricovero permanente non hanno a disposizione computer,
webcam ed internet per interagire con i loro compagni, e magari
seguire le lezioni, ci si lamenta per un mancato ampliamento
della programmazione televisiva che, salvo rare eccezioni,
è la fiera dell'inutilità.
Mi sembra paradossale, in un paese nel quale la banda larga
si diffonde soltanto dove conviene, con una rete le cui capacità
potenziali sono quelle non solo di trasmettere video ma di
farlo anche con una interattività senza precedenti,
nel 2004 non si trovi nulla di meglio che sperperare denaro
pubblico per finanziare la televisione. Altrove il
digitale terrestre è spinto dal mercato, là
dove un mercato esiste perché esiste una concorrenza
vera, da noi è spinto dai soldi pubblici. Arma segreta,
come la definivano le scombinate Sturmtruppen, la tivù
oggi di segreto ha ben poco, si impone non più tanto
o soltanto nelle abitudini degli italiani, che anzi sotto
i 30 anni se ne allontanano rapidamente a favore del computer
e di internet, ma persino nella stanza dei bottoni, laddove
si decide che è giusto spendere per i decoder di più,
molto di più, piuttosto che spingere a manetta sulla
diffusione del broad band.
Ora sappiamo che l'Autorità TLC sta lavorando per
capire quanto siano realistici e possibili gli scenari di
diffusione del digitale terrestre, quanto il nuovo spazio
sia effettivamente destinato ad interessare investitori
ed emittenti italiane ed internazionali, quanto le famiglie
italiane bramino l'idea di spendere qualche euro per portarsi
in casa bizzeffe di nuovi canali invece dei miliardi di pagine
disponibili su web. Bene. Rimaniamo in attesa.
Luddist
( tratto da Punto Informatico – Il
quotidiano di internet dal 1996 )
( l’autore ha dato l’autorizzazione alla pubblicazione
)
|