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GATE TO CITY OF THE SUN

LA FORZA ULTERIORE

La partita non era ancora chiusa.
A chi me lo chiedeva, in ufficio, rispondevo che mi stavo trascinando con i gomiti e le braccia, a terra, verso le tante agogniate ferie.
Vedevo i giorni di Pasqua come un magnifico antipasto prima di gustarmi un meritato, quanto auspicato, periodo di riposo.
Riposo fisico, ma soprattutto mentale.
A tutti sottolineavo il fatto che era dal luglio scorso che non facevo ferie e che mi ero “concessa” qualche giorno a novembre, per l’operazione della mia creatura.
Questo era un periodo di grande stanchezza.
E così la vita ci infligge il colpo di grazia, o almeno ci prova.
I giorni di Pasqua li ho trascorsi a maneggiare termometri, pezzuole fredde e ghiaccio.
Il mio corpo stanco è stato sfinito da notti insonni; non una, non due, non tre. Poi il corpo, e la testa, si abituano a non dormire più.
La sveglia suona nel silenzio notturno ogni due ore, fino alla mattina, in cui inizia la cupa giornata che mi costringe a vedere una maledetta febbre torturare una piccola creatura. Un pupazzetto inanimato sul divano.
Il mio cuore stretto in un corpo allo stremo. Ma ho proseguito. La notte e il giorno.
I medici non soffrono, sono distaccati, professionali, impeccabili; ti guardano in faccia e sei solo un meccanismo per l’anamnesi del paziente. E poi via: sei tu che vivi la tua tristezza, istante per istante.
Sono passati 7 giorni pieni.
Mi chiedono perché non riposo un po’ nel pomeriggio; rispondo che non riesco più a dormire la notte, tanto meno il pomeriggio.
Sto osservando l’orologio, in ansia, attendendo che si manifesti la febbre dei 39-40°C, maledetta, sempre alla stessa ora. E le manine della mia creatura sono fredde, ancora e sempre fredde.
Oggi non è diverso dai due giorni precedenti. Guardo fuori dalla finestra e vedo il sole brillare, splendere, sopra tutto e sopra tutti: al di là del vetro tutto sorride di primavera. Al di qua del vetro tutto è più buio e più triste.
E’ difficile tenere duro.
Mi viene in mente un’immagine, quasi un riflesso sul vetro: sono sorretta da mani e braccia amiche che impediscono al mio corpo di cadere in terra, così come vorrebbe invece fare ormai privo di forze ed energie. Non mi sento sola, ma mi sento ugualmente sola.
Queste forze, che appaiono quando pensiamo di non averne più, mi spingono avanti con l’inerzia della necessità.
E mentre questa immagine mi descrive amaramente, la mia spina dorsale vibra, campanello da ascoltare.
Mi dico quanto mi sento stanca e abbattuta, provata da questi eventi che infieriscono sulla mia psiche. E’ la mia mente che me lo dice.
Allora una piccola domanda si fa strada, doverosa, nella mia testa: “la tua mente dice che sei stanca, e il tuo cuore cosa ti dice?”
Il mio cuore mi ha detto che oggi il sole è bellissimo: è arrivata la primavera.