MENO TASSE MA GLI ITALIANI LAVORANO DI
PIU’
PARTE 2
Giampiero Cantoni, docente di economia
internazionale, senatore di Forza Italia, esprime, su
un noto settimanale, la sua opinione circa l’invito
del premier a eliminare i ponti e alcune feste.
“Silvio Berlusconi è
matto, il matto di Erasmo da Rotterdam. Dice la verità
ed è sbeffeggiato, rischia l’impopolarità,
ma alla fine sta in questa sincerità la forza che
gli ha permesso di fare quello che ha fatto e ora di essere
dove sta.[ … ]
[ … ], nei giorni scorsi, ha invitato gli italiani
a lavorare di più, mettendo da parte i troppi ponti
e un paio di festività non proprio di precetto.
Mi è tornato in mente ( e scusate la citazione
) il titolo del primo libro nel quale ho riunito le mie
rubriche giornalistiche: Lavorare non stanca.
Non è questione di stakanovismo.
Stakanov lavora meccanicamente per il tiranno, rinuncia
alla sua identità e alla sua creatività
per essere all’altezza del piano di lavoro stabilito.
Invece c’è in Berlusconi [ … ] il più
autentico spirito lombardo e vorrei dire cristiano. Lo
scopo del lavoro è umanizzare il mondo e realizzare
se stessi esprimendo la propria passione. [ … ]
[ … ] Vivere la vita è lavorare. Non c’è
più la maledizione biblica, quasi che l’attività
manuale o intellettuale fossero una faccenda grama, una
specie di galera da evadere.
Non c’è, nel lavoro
inteso “alla lombarda”, un’ideologia
del sacrificio di sé al dio, un bisogno di immolarsi
sull’altare della fabbrichetta [ … ] Anzi.
Nel lavoro c’è gioia. I lombardi, e non solo,
istintivamente comprendono e sanno che nel lavoro s’incontra
un momento importantissimo per la persona, il momento
della realizzazione non solo come manager, operai, impiegati,
artigiani. Il momento della realizzazione come esseri
umani, della pienezza di una vita che, ecco la magia del
libero mercato, si mette genuinamente al servizio del
prossimo.
Il lavoro si condivide con gli altri,
come il pane evangelico e come ci insegna persino Adam
Smith: per il benessere della società tutta, ciascuno
di noi mira a fare quel che sa e può far meglio,
e lo dà.
Ma la divisione del lavoro [ …
] significa voglia e impulso di migliorarsi, significa
tendere a quella che Aristotele chiamava l’”eudaimonia”.
Parola greca che spesso viene tradotta con “felicità”,
[ … ]
C’è la spinta verso al pienezza dell’umano,
una tensione forte d’anima e corpo. Non siamo al
mondo per far nulla [ … ]
[ … ] Il fondatore dell’Opus Dei esortava
gli uomini a non risparmiarsi, i ragazzi a studiare, tutti
ad andare a letto, la sera, stanchi. Non perché
credesse in una qualche versione della teoria del valore
lavoro. Ma perché sapeva che per essere uomini,
per realizzare il proprio potenziale, il mezzo a disposizione
è il lavoro: e l’energia che ci mettiamo,
il piacere di costruire qualcosa, la voglia di dimostrare
con le nostre mani e la nostra mente chi siamo, ci aiutano
a essere persone migliori.
I lombardi e non solo tutto questo
lo capiscono d’istinto, perché crescono con
altri lombardi, perché i loro padri gli hanno insegnato
la fede nell’operosità a prescindere, sfiorando
il masochismo. [ … ]
E Berlusconi [ … ] li rappresenta
e ripete che lavorare non stanca, che solo lavorando ci
si può affrancare dalla paura e dal bisogno. E
questo non gliel’ha suggerita nessun pensatore.
Ha parlato la sua santa follia lombarda” .