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SETTORI IN CRESCITA: LE AZIENDE NOSTRANE LEADER IN EUROPA

UNA MINIERA BIO NEL MADE IN ITALY.

Sempre più specializzate e sempre più controllate, le imprese del cibo con il bollino puntano sulla qualità. E aspettano.

  • Di Roberto Seghetti ( Panorama 18/11/2004 )

Ma conviene davvero consumare alimenti biologici? Ci si può fidare? E quali e quanti affari girano intorno a questo richiamo alla natura? La polemica sull’uso controllato in agricoltura degli ogm, organismi geneticamente modificati, ha riportato alla ribalta, con relative domande e curiosità, un settore al quale gli italiani hanno riservato negli anni una fiducia crescente, anche se da qualche tempo sta segnando il passo.
Eh sì, perché la frenata dei consumi ha riguardato negli ultimi mesi anche frutta, verdura, carni e altri prodotti alimentari con il marchio biologico. Nonostante il rallentamento, dovuto per larga parte al prezzo, normalmente più elevato rispetto ai prodotti di diversa provenienza, l’Italia è comunque rimasta in testa alla classifica bio europea sia per numero di aziende sia per superficie coltivata con le tecniche naturali. Di più: il primato europeo ha ormai spinto il Paese ai vertici nel mondo industrializzato, dato che negli Usa la superficie coltivata a bio è appena un quinto di quella dedicata allo stesso tipo di agricoltura nel nostro continente.
Attenzione a non cadere negli equivoci, però: dire che l’Italia è leader del biologico non significa che questo settore controlli una grande fetta del mercato alimentare. Le imprese italiane che hanno scelto la via del biologico sono quasi 56 mila ( per farsi un’idea basti pensare che le aziende alimentari, dall’agricoltura all’industria, al commercio, in Italia sono quasi 3 milioni ). La superficie interessata è pari a 1 milione 700 mila ettari. Il giro di affari complessivo, tra agricoltura, allevamento, trasformazione industriale, ammonta a 1,6 miliardi di euro l’anno, secondo le stime più ottimistiche.
Insomma, si parla grosso modo del 2 per cento dei consumi alimentari complessivi. E’ una nicchia, anche se ricca, di qualità e, soprattutto, con grandi prospettive. La qualità legata alla tradizione è il punto di forza del settore alimentare italiano, che ormai rappresenta un pezzo importante del made in Italy di alta fascia, da esportazione. E il biologico, quello vero, cioè solo i prodottoti che recano il marchio indicato dall’Unione Europea, più il bollino del certificatore, più il numero dell’autorizzazione ministeriale e la dizione “biologico”, è per larga parte concentrato nelle produzioni specializzate.
Proprio questa caratteristica, insieme ai prezzi più alti della media, fa del biologico, come per le borse, le scarpe e gli altri prodotti firmati del made in Italy, uno dei settori in cui è molto forte il rischio delle truffe.
Ci si può dunque fidare? Casi di contraffazione o di cattiva gestione sono stati scoperti. I Nas, i nuclei antisofisticazione, hanno scovato per esempio alcune aziende ortofrutticole siciliane che erano riuscite a far bollare come biologici prodotti trattati con pesticidi. In provincia di Rieti, un’azienda è stata accusati di aver usato concime naturale, sì, ma inquinato da scarichi industriali. Senza parlare dei problemi riscontrati in alcune mense scolastiche a Roma o dello scandalo del pollo pseudobiologico in Germania.
Le notizie di cronaca potrebbero indurre alla sfiducia, ma sarebbe un errore. Bisogna stare sempre in allerta: i consumatori dovrebbero ricordarlo sempre. Però i prodotti bio, cioè fatti senza ricorrere a sostanze chimiche e rispettando procedure naturali stabilite con puntigliosità dalle direttive europee, sono certamente i più controllati e i meno artefatti. Sono ben 13, in Italia, gli enti che devono certificare il rispetto passo dopo passo delle procedure da parte dei produttori, prima di rilasciare il fatidico bollino da esibire sull’etichetta degli alimenti messi poi in vendita. E mentre nei settori tradizionali i controlli toccano ogni anno un’azienda alimentare su 62, nel biologico ciascuna impresa viene in media visitata dai certificatori 1.3 volte ogni 12 mesi. Tutti i passaggi di un alimento biologico devono essere per legge verificabili. E sono di routine anche le analisi chimiche.

I controllori, che seguono le procedure Sincert, Sistema nazionale per l’accreditamento degli organismi di certificazione ( riguarda tutti i settori, non solo l’agricoltura o l’industria alimentare ), lavorano sotto la vigilanza del ministero dell’Agricoltura e degli assessori all’Agricoltura delle diverse regioni.
Non basta. Spiega Pina Eramo, dirigente della Cia, Confederazione italiana agricoltura, esperta e responsabile del settore bio: “ Dopo i primi anni di lavoro e di sacrifici la resa delle coltivazioni biologiche si stabilizza e cresce. Mentre l’imprenditore risparmia sui concimi chimici, che costano molto”. Come dire: a un certo punto gli imprenditori onesti non hanno più convenienza a usare la chimica. Tanto più che i prezzi di mercato del biologico sono, proprio per le caratteristiche produttive del settore, superiori alla media. E casomai è questo, in un momento di crisi, il vero problema per i consumatori.