SETTORI IN CRESCITA: LE AZIENDE NOSTRANE
LEADER IN EUROPA
UNA MINIERA BIO NEL MADE IN ITALY.
Sempre più specializzate e sempre
più controllate, le imprese del cibo con il bollino
puntano sulla qualità. E aspettano.
Ma conviene davvero consumare
alimenti biologici? Ci si può fidare? E quali e quanti
affari girano intorno a questo richiamo alla natura? La polemica
sull’uso controllato in agricoltura degli ogm, organismi
geneticamente modificati, ha riportato alla ribalta, con relative
domande e curiosità, un settore al quale gli italiani
hanno riservato negli anni una fiducia crescente, anche se
da qualche tempo sta segnando il passo.
Eh sì, perché la frenata dei consumi ha riguardato
negli ultimi mesi anche frutta, verdura, carni e altri prodotti
alimentari con il marchio biologico. Nonostante il rallentamento,
dovuto per larga parte al prezzo, normalmente più elevato
rispetto ai prodotti di diversa provenienza, l’Italia
è comunque rimasta in testa alla classifica bio europea
sia per numero di aziende sia per superficie coltivata con
le tecniche naturali. Di più: il primato europeo ha
ormai spinto il Paese ai vertici nel mondo industrializzato,
dato che negli Usa la superficie coltivata a bio è
appena un quinto di quella dedicata allo stesso tipo di agricoltura
nel nostro continente.
Attenzione a non cadere negli equivoci, però: dire
che l’Italia è leader del biologico non significa
che questo settore controlli una grande fetta del mercato
alimentare. Le imprese italiane che hanno scelto la via del
biologico sono quasi 56 mila ( per farsi un’idea basti
pensare che le aziende alimentari, dall’agricoltura
all’industria, al commercio, in Italia sono quasi 3
milioni ). La superficie interessata è pari a 1 milione
700 mila ettari. Il giro di affari complessivo, tra agricoltura,
allevamento, trasformazione industriale, ammonta a 1,6 miliardi
di euro l’anno, secondo le stime più ottimistiche.
Insomma, si parla grosso modo del 2 per cento dei consumi
alimentari complessivi. E’ una nicchia, anche se ricca,
di qualità e, soprattutto, con grandi prospettive.
La qualità legata alla tradizione è il punto
di forza del settore alimentare italiano, che ormai rappresenta
un pezzo importante del made in Italy di alta fascia, da esportazione.
E il biologico, quello vero, cioè solo i prodottoti
che recano il marchio indicato dall’Unione Europea,
più il bollino del certificatore, più il numero
dell’autorizzazione ministeriale e la dizione “biologico”,
è per larga parte concentrato nelle produzioni specializzate.
Proprio questa caratteristica, insieme ai prezzi più
alti della media, fa del biologico, come per le borse, le
scarpe e gli altri prodotti firmati del made in Italy, uno
dei settori in cui è molto forte il rischio delle truffe.
Ci si può dunque fidare? Casi di contraffazione o di
cattiva gestione sono stati scoperti. I Nas, i nuclei antisofisticazione,
hanno scovato per esempio alcune aziende ortofrutticole siciliane
che erano riuscite a far bollare come biologici prodotti trattati
con pesticidi. In provincia di Rieti, un’azienda è
stata accusati di aver usato concime naturale, sì,
ma inquinato da scarichi industriali. Senza parlare dei problemi
riscontrati in alcune mense scolastiche a Roma o dello scandalo
del pollo pseudobiologico in Germania.
Le notizie di cronaca potrebbero indurre alla sfiducia, ma
sarebbe un errore. Bisogna stare sempre in allerta: i consumatori
dovrebbero ricordarlo sempre. Però i prodotti bio,
cioè fatti senza ricorrere a sostanze chimiche e rispettando
procedure naturali stabilite con puntigliosità dalle
direttive europee, sono certamente i più controllati
e i meno artefatti. Sono ben 13, in Italia, gli enti che devono
certificare il rispetto passo dopo passo delle procedure da
parte dei produttori, prima di rilasciare il fatidico bollino
da esibire sull’etichetta degli alimenti messi poi in
vendita. E mentre nei settori tradizionali i controlli toccano
ogni anno un’azienda alimentare su 62, nel biologico
ciascuna impresa viene in media visitata dai certificatori
1.3 volte ogni 12 mesi. Tutti i passaggi di un alimento biologico
devono essere per legge verificabili. E sono di routine anche
le analisi chimiche.
I controllori, che seguono le
procedure Sincert, Sistema nazionale per l’accreditamento
degli organismi di certificazione ( riguarda tutti i settori,
non solo l’agricoltura o l’industria alimentare
), lavorano sotto la vigilanza del ministero dell’Agricoltura
e degli assessori all’Agricoltura delle diverse regioni.
Non basta. Spiega Pina Eramo, dirigente della Cia, Confederazione
italiana agricoltura, esperta e responsabile del settore bio:
“ Dopo i primi anni di lavoro e di sacrifici la resa
delle coltivazioni biologiche si stabilizza e cresce. Mentre
l’imprenditore risparmia sui concimi chimici, che costano
molto”. Come dire: a un certo punto gli imprenditori
onesti non hanno più convenienza a usare la chimica.
Tanto più che i prezzi di mercato del biologico sono,
proprio per le caratteristiche produttive del settore, superiori
alla media. E casomai è questo, in un momento di crisi,
il vero problema per i consumatori.
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