MUSICA, PIRATERIA E SIAE
VIAGGIO ALLA RICERCA DELLA VERITA’
Oggi nevica, ma invece di osservare
questo splendido fenomeno nella sua silenziosa maestosità, e riflettere sul
fatto che domani devo andare al lavoro, mi risuonano di nuovo in mente le
parole della De Filippi, sabato scorso, in quel suo programma di successo
“ Amici…”.
In breve la De Filippi invita
un noto gruppo musicale a cantare in studio e al termine dell’esibizione dice
di averli invitati per testimoniare la necessità di combattere la diffusione
della pirateria e sollecitare l’acquisto della musica in originale, per sostenere
ufficialmente i giovani, la musica……. l’arte!!!
A me queste parole sono rimaste
in testa. Un po’ come quando d’estate hai una zanzara in camera da letto.
Ho deciso di approfondire il
discorso perché da tempo qualche informale ma attendibilissima notizia mi
comunica che i diritti d’autore non è che paghino così tanto all’artista.
Ho navigato un po’ in internet,
scoprendo mio malgrado che avrei dovuto navigare molto di più per trovare
qualcosa di interessante.
Ho scandagliato il sito della
Siae, “l’amica” della musica, ma ovviamente di informazioni pratiche e interessanti
non ne ho trovate. Ho scritto una mail a quell’ufficio che per legge dovrebbe
risolverti i problemi, l’urp, ma prontamente questo l’ha girata a non so bene
a chi e non credo che avrò mai risposta. Eppure ho solo semplicemente chiesto
quanto di 22 € di cd versiamo a titolo di Siae, tasse, ricarichi, iva, ecc…
Ritengo sia come chiedere a un
diplomatico informazioni su Ustica: segreti di Stato…
Allora ho scandagliato la rete.
E qualcosa ho trovato. Per lo meno qualcosa su cui riflettere, che è quello
che interessa a me.
Ho trovato un sacco di forum
e articoli che trattavano del non più recente aumento del prezzo di cd vergini
( audio, video … ), imposto per legge allo scopo di indennizzare parzialmente
i mancati introiti sul diritto d’autore dovuti alla pirateria dilagante (
copie dei cd, mp3, napster …. ). Tutti incazzati. In più ho potuto scoprire
questo:
“non esistono indagini
economiche che mostrino fino a che punto i masterizzatori vengano usati per
duplicare materiale audiovideo: quindi su che base viene deciso l'ammontare
della tassa? È comunque ingiusto tassare ogni supporto, anche quelli consumati
per fare il backup dei dati; e in Italia, dove la maggioranza dei PC sta in
azienda, i masterizzatori vengono utilizzati in questo senso. All'estero —
per esempio in Belgio — i provvedimenti hanno almeno una coerenza interna
che manca al decreto italiano: che senso ha tassare sia la periferica che
i supporti? E perché gabellare la flash memory, che viene soprattutto usata
dentro le macchine fotografiche digitali e altri apparecchietti del genere,
non certo per scopiazzare album musicali o film? La BSA, per tutti questi
motivi, crede che l'inevitabile contrazione dei consumi, che seguirà alla
gabella, danneggerà le aziende che essa è nata per difendere. (Che la gabella
vada anche a danno dei consumatori è evidente).” Luca Accomazzi
Poi ho trovato un sacco di forum
di artisti che si lamentavano del loro sfruttamento in termini di contratto
di lavoro, onorario, diritti d’autore, contributi enpals. Tutte ragioni sacrosante,
ma che non ho approfondito perché stavo cercando altro.
Dopo un bel po’ ho trovato. Ho
trovato un paio di articoli interessanti.
In questo sito
http://www.alenapoli.net/rubriche/sgp_fdf02.htm
c’è un interessante excursus sulla musica
in genere. Vi consiglio, se siete interessati, di concedervi un’oretta di
tempo per leggere le 4 puntate pubblicate.
Interessante è scoprire quali siano le ragioni
del dilagante fenomeno della pirateria musicale; ragioni che Siae, Stato e
case discografiche riconducono alla illegalità, al mercato economico, ai costi
di produzione ecc… ma che di fatto possono essere semplificate con una piccola
dose di buon senso.
Estrapolo alcune frasi interessanti:
Le ragioni del fallimento (
della discografia ufficiale . ndr ) stanno tutte
nel fatto che finora la grande industria ha cercato delle colpe solamente
fuori di sé.
E’ notoriamente sostenuto che il costo di
21€ circa per ogni cd sia esorbitante per il target a cui si rivolge:l’adolescente.
Ma anche per un target con maggiore potere di acquisto 21€ sono eccessive.
Mentre invece un cd pirata….
ogni CD pirata non raggiunge i 50 centesimi di costo di produzione,
quindi viene venduto a 6 volte tanto: conoscete un’altra merce, a parte la
droga e la birra media in certi pub criminali, che in un solo passaggio renda
così bene?)
Questa sì che è una notizia interessante.
In pratica, per quanto costi poco, un cd pirata fa guadagnare molto molto
di più che un cd originale ( che costa tanto ). Quindi conviene produrre cd
pirata!!
Il paradosso invece sta in questo. Il costo
di produzione di un cd in originale ….
Nel 2002 era stimato (supporto+box+grafica) attorno ai 2 euro
Quindi da 2€ a 21€ ne rimangono………19€!!!
Questi 19€ devono essere ripartiti fra ricarichi,
diritti d’autore, siae, stato, iva ecc…
E infatti, l’articolo prosegue così
Quando qualcuno chiede spiegazione ai responsabili delle case discografiche,
essi fanno spallucce, poi salgono sulla sedia come i bambini la vigilia di
Natale e cominciano a recitare la litania che gli hanno insegnato a scuola.
Prima spiegano per punto e per segno perché in Italia i CD costino troppo,
tutti motivi che, of course, non dipendono da loro, ci mancherebbe: e i costi
di magazzino, e i trasporti, e i mille passaggi da chi li fa a chi li acquista,
e il problema delle rese, e i contratti miliardari che pretendono gli artisti
più affermati, e l’evergreen dell’I.V.A. troppo alta, e il fatto che in un
CD c’entra quasi il doppio della musica del 33 giri, quindi è giusto pagarla
(ma chi te lo chiede di riempirmi di un Cd di 30 minuti di musica decente
con un’altra quarantina da dare alle galline?) e la promozione (un tempo in
un impeto di masochismo scrivevano sopra i dischi “Ticket TV”), e via salmodiando.
Poi, con un mirabolante e fregoliano cambio d’abito di scena, si affannano
a spiegare che non è affatto vero che in Italia i CD costino troppo, nossignori,
e ci dicono: guardate la Francia, la Germania, l’Inghilterra, fate i paragoni
ora che con l’euro è facile, e poi cifre alla mano, venite a farci le scuse
Tutto questo costa 19€……… mmh.
Quanto vende un artista affermato? 100.000 copie? Elisa ne ha vendute più
di 200.000 con il suo ultimo album. Allora 200.000 x 19 = 3.800.000 di €uri
sonanti. Una bella cifra per un solo artista?!! Allora Elisa è miliardaria?
Credo proprio di no……..
Accenniamo dunque all’Iva….
attualmente in Italia si applica ai prodotti fonografici
l’I.V.A. del 20%, cioè si considera il disco, la musica, un genere voluttuario
come tanti altri, in pratica gli si nega il valore culturale che dovrebbe
stargli alla base.
E questo è male. In due sensi. Il primo è
che l’Iva al 20% è un ricarico di imposta elevatissimo che incide sul costo
al consumo del cd e che è a totale carico del consumatore. Il secondo, forse
il più grave, è che a livello Statale la musica, per evidenti ragioni di tipo
finanziario, non è considerata arte. La musica non è arte…… allora cos’è?
Un grissino? Una automobile? Un dentifricio?
A quanto pare è paragonata a tutto questo.
Per ragionare in soldoni diciamo che, centesimo più centesimo
meno, per un disco nuovo, a prezzo pieno, significa che 3 euro e mezzo di
quanto si paga sono di I.V.A. Per i libri e i giornali, invece, lo status
privilegiato di prodotto culturale è giustamente riconosciuto, tant’è vero
che l’I.V.A. scende al 4%,
La
Norvegia, la Danimarca e la Svezia stanno al 25%, l’Irlanda, il Belgio, la
Francia e l’Austria sono al 21%; la Germania è poco sotto (16%) e l’incidenza
più bassa la fa registrare la Svizzera (6,5%). (
ma consideriamo che il costo della vita è molto differente negli altri stati
dell’Unione Europea , ndr )
Bene, quindi abbiamo 2€ per i costi di produzione
e 3,5€ per l’Iva. Siamo a 5,5€. Ne rimangono 15,5€, che moltiplicati alle
200.000 mila copie di Elisa farebbero ancora la sua ricchezza….ma credo che
lei continui a non essere miliardaria.
In questo sito ho trovato questa info aggiuntiva
http://www.lascena.it/voce.php?old=1
: io rendo disponibili
le mie canzoni in rete, su un sito che porta la dicitura “Se questo pezzo
ti è piaciuto scarica l’album e mandami 4000 lire”. La Universal paga ai Modena
City Ramblers circa 2.000 lire per ogni CD venduto (e pagato dal consumatore
40.000 lire); con le altre 2.000 si potrebbero agevolmente coprire i costi
di produzione. Sono convinto che la maggioranza dei nostri fans le considererebbe
4000 lire spese bene, e che molti che oggi fanno solo copie private diventerebbero
pubblico pagante.
Quindi, ritornando alla nostra Elisa, alla
quale, per fama raggiunta, vogliamo riconoscerle ben 2€ a titolo di diritti
d’autore, capiamo come ella abbia guadagnato ben 2 x 200.000 = 400.000 €.
Complimenti alla nostra Elisa, che di soldini ne ha fatti ma in concreto si
è persa 15.5 x 200.000 = 3.100.000 € - 400.000 = 2.700.000 di € sonanti
che si sono perduti fra ricarichi, case discografiche, stato, siae……. Ecc….ecc…..
. Certo mica tutti vendono 200.000 copie con un solo album. Molti non le vendono
nemmeno in tutta la loro carriera musicale. E poi vogliamo riconoscere alla
nostra Elisa un po’ di spese da ammortizzare? Sale di incisione, band, spese
per viaggi e pernottamenti……
Ma proseguiamo per scoprire che
La SIAE italiana, per esempio,
ha 41.000 autori iscritti, a cui nel 1996 ha distribuito circa 143 miliardi
di lire. Ebbene, 35.000 di loro (l’85%) hanno ricevuto meno di 150.000 lire:
ma la quota annuale di iscrizione alla SIAE è appunto di 150.000 lire! Dunque,
per la grandissima maggioranza degli autori italiani, la partecipazione al
sistema di diritti di proprietà intellettuale si traduce in una specie di
tassa sulla creatività.
Ecco che di Elisa ce ne sono poche e pochi……
Ma voi lo sapevate che un artista deve pagare
i diritti d’autore anche quando utilizza le proprie opere? Ragazzi, questa
è una informazione che vi do io, perché me l’ha raccontata un musicista famoso……il
quale si è scandalizzato quanto me, forse anche di più.
Infatti poi trovo la conferma
un concerto organizzato in un piccolo spazio (100 posti),
senza biglietto d’ingresso e senza vendita di alcunchè all’interno, magari
in beneficenza. Bene: la SIAE vi staccherà dalle mani più di 100 euro, a fronte
di un versamento nelle tasche degli aventi diritto (gli autori delle canzoni
eseguite) che raramente supera in tutto i 20 euro. E questa è la tariffa più
bassa: se il posto è più grande, se c’è un biglietto di ingresso, se si fa
musica che può far ballare (ma dico io!), se all’interno del locale si vende
qualcosa, i prezzi si alzano sensibilmente.
Alla luce di questo comprendo come in effetti
non siano gli artisti musicali ad essere contrari alla pirateria
Di fatto, molti artisti
considerano con una certa tolleranza il fenomeno della copia privata: i CD
masterizzati e gli MP3 con cui i fans si passano l’un l’altro la nostra musica
sono, in fondo, un veicolo di contagio, attraverso il quale si diffonde la
passione per le cose che facciamo. E’ probabile che chi ha un CD masterizzato
di un artista finisca per andarlo a sentire in concerto, e magari per comprarne
una maglietta o l’album successivo in originale. La copia privata fa più o
meno la funzione degli assaggi gratuiti di prodotti alimentari al supermercato:
serve ad aumentare la diffusione del prodotto, e ad attrarre nuovi consumatori.
Ma lo sono tutti quei soggetti che guadagnano
abbondantemente dal mercato fonografico, anche se, come abbiamo visto, i
pirati di professione ci guadagnano molto di più in proporzione.
Durante la mia ricerca ho anche
trovato siti in cui si sosteneva, con molto buon senso, che è logico pensare
che un adolescente medio sia in difficoltà di spesa quando il suo cd preferito
costa 21€. A parità di qualità è meglio spenderne 3, oppure 5, e dedicare
i rimanenti a ben altre spese o risparmi. Perché il fatto rilevante è proprio
questo : il cd pirata ha la medesima qualità di quello originale.
E’ stato anche divertente leggere
la storia di Madonna che, paladina degli artisti musicali, intraprende la
lotta contro la pirateria in rete…… e perde inesorabilmente, con tanto di
beffa!!!
E’ stato di grande interesse
scoprire come le moderne tecnologie consentano di combattere tutti gli stratagemmi
delle case discografiche, e dei produttori in genere, per creare prodotti
non copiabili, il tutto per mantenere elevati i margini di profitto.
Ma io cercavo informazioni di
tipo monetario e in parte ci sono riuscito.
Nell’attesa della risposta, che
non arriverà mai, della Siae, se c’è qualche esperto che volesse integrare
con ulteriori informazioni questa mia prima e approssimativa ricerca in rete
sulla pirateria in genere sarò ben felice di darvi voce.
Nel frattempo rimango della mia
opinione iniziale: i cd costano troppo, fanno la fortuna di soggetti che non
lo meritano e la De Filippi dovrebbe evitare certe figurette nei confronti
delle persone come noi che hanno la facoltà non solo di pensare ma anche di
informarsi. Se compriamo i cd originali non sosteniamo il nostro cantante
preferito, ma la siae, lo stato, i rivenditori, le case discografiche e, incidentalmente,
anche l’artista…….. il quale, “se non avesse tutte queste pretese di mangiare
con il proprio lavoro permetterebbe maggiori introiti agli altri soggetti
che hanno tanta difficoltà a far quadrare il bilancio…… che scocciatori questi
artisti!!!!!”
Ciao a tutti
