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TRANCE DANCE
Una danza adatta chiunque senta il bisogno di scaricare le tensioni, sfogare lo stress, riscoprire se stesso e liberare le emozioni più profonde.

Chiara Marini
Consulenza di Nirava Tiziana Dainotto, studiosa e insegnante di trance dance a Milano.


Risvegliare l’energia e la vitalità che ognuno ha dentro di sé, attraverso il ritmo della musica. Liberare il corpo dalle tensioni fisiche e mentali grazie alla danza. Riscoprire la propria creatività, abbandonando per un attimo i troppi condizionamenti dettati dalla società di oggi. Un percorso complesso, ma che può diventare semplice se ci si accosta alla pratica di una danza molto naturale: la trance dance.
SEGUIRE IL PROPRIO ISTINTO NATURALE
La trance dance, nota anche come danza sciamanica, è un antichissimo rituale conosciuto in tutto il mondo da oltre 35 mila anni.
Praticata fin da tempi antichissimi dagli Sciamani, individui ritenuti in grado di guarire dalle malattie e di comunicare con il mondo soprannaturale, questa danza, non fatta di passi tecnici o movimenti precisi ma frutto semplicemente del proprio istinto naturale, mira con il movimento a far riemergere le emozioni positive e scaricare quelle negative, sopite da tempo nel proprio intimo.
Per fare ciò è necessario portare la mente a smettere di controllare ogni azione, con l’aiuto di 3 elementi: la musica delle percussioni, una particolare tecnica di respirazione e una benda sugli occhi.
IL RUOLO DELLA MUSICA
Come ogni danza, è la musica uno degli ingredienti fondamentali della trance dance. A fare da sottofondo alle sedute, tamburi e vari strumenti etnici a percussione suonati dal vivo da un musicista.
Le loro sonorità aiutano a riportare alla mente i tempi in cui gli uomini, raggruppati in tribù, danzavano liberamente attorno al fuoco e vivevano a stretto contatto con la natura e in particolare con la Madre Terra.
Uno stato di vita insomma molto più naturale, libero dagli stress che invece caratterizzano l’esistenza moderna. Le percussioni poi, dai ritmi di 120 o più battiti al minuto e dalle sonorità basse, agiscono sul cervello, allentando lo stato di coscienza che impedisce di lasciarsi andare, abbandonando il costante controllo razionale della realtà.
A questa musica, suonata dal vivo, si associano poi suoni registrati di ruscelli e temporali, che ancora di più calano chi partecipa alla seduta al contatto con il proprio Io naturale.
LA RESPIRAZIONE CONSCIA
Oltre alla musica, anche particolari schemi di respirazione hanno la capacità di agire direttamente sul cervello, aiutando ad allentare la tensione emotiva che deriva dal fatto di tenere costantemente sotto controllo la realtà.
Quello usato durante la seduta di trance dance, e in particolare durante i primi minuti della danza, è detto “respiro di fuoco”: consiste nel compiere in successione due insipirazioni dal naso e una espirazione dalla bocca. Inspirando, si ottiene un’iperossigenazione del cervello che dà più energia al corpo e alla mente, espirando si espellono letteralmente le emozioni.
Alcuni individui con questo tipo di respirazione emettono addirittura vere e proprie grida, di dolore, gioia, rabbia, tutte espressioni dei molteplici stati d’animo personali che possono emergere semplicemente ascoltando se stessi.
VEDERE MA NON CON GLI OCCHI
Per danzare spontaneamente, facendo emergere liberamente le proprie emozioni più intime, è necessario però “dimenticarsi” per un momento del mondo esterno, con il quale ci si rapporta e dal quale ci si lascia condizionare ogni istante della giornata.
E dato che è la vista il principale senso con il quale si stabilisce questo contatto con l’esteriorità, una benda sugli occhi è il modo più semplice per concentrarsi invece totalmente sull’interiorità.
Con gli occhi bendati ci si isola soprattutto dai giudizi degli altri, che troppo spesso condizionano e frenano la propria vera natura.
Durante la seduta di trance dance così ognuno è libero di danzare con spontaneità, senza preoccuparsi di apparire un bravo ballerino agli occhi degli altri partecipanti, come invece accade nei balli tradizionali.
L’iniziale momento di disorientamento e paura, dovuti al fatto che ci si trova a muoversi nello spazio senza poter vedere, lascia presto il posto all’euforia per la nuova esperienza di sentirsi finalmente liberi di dedicarsi solo a se stessi, senza curarsi di ciò che avviene fuori.
Il conduttore del rituale e alcuni suoi assistenti, in modo molto discreto, vigilano comunque che i partecipanti bendati non corrano situazioni di pericolo e non si urtino fra di loro e che, anzi, si sentano immersi in un’atmosfera protetta.
IL RITUALE, FASE PER FASE
La seduta di trance dance dura all’incirca 2 ore, scandite da precisi momenti durante i quali il ritmo della musica cresce progressivamente, arriva a un culmine e poi cala.
Gli incontri sono organizzati da associazioni di discipline psicocorporee in palestre che aderiscono a questo tipo di iniziative e sono tenuti da una persona che ha svolto un tirocinio specifico.
FASE INIZIALE: LA PREPARAZIONE
I partecipanti alla seduta si ritrovano insieme a colui che conduce il rituale e ad alcuni suoi assistenti in una stanza illuminata da candele e luci soffuse e gradevolmente profumata dall’aroma sprigionato da incensi.
Per terra, tappeti di gommapiuma e tutt’intorno morbidi cuscini, per creare un ambiente protetto, adatto per muoversi liberamente senza pericolo di farsi male.
Per lo stesso motivo, la danza si svolge a piedi scalzi, così da avere anche un contatto più diretto con la terra.
Ognuno si posiziona dove preferisce nello spazio e, con una musica dai ritmi tribali di sottofondo, comincia sciogliersi e riscaldare i muscoli.
Il rituale vero però comincia quando a ciascun partecipante viene data una benda di tela, da indossare possibilmente per tutta la durata della danza.
FASE CENTRALE: LA DANZA
A questo punto il conduttore con un microfono parla ai partecipanti con voce sommessa, invitandoli a lasciarsi semplicemente andare al ritmo della musica.
Questa comincia con dei dolci suoni naturali di ruscelli e temporali, e induce uno stato di rilassatezza in tutto il corpo e di tranquillità interiore.
Poi via via il ritmo si fa più rapido, il suono delle percussioni sempre più cadenzato e veloce, la musica più frenetica.
Con estrema naturalezza chi partecipa al rituale è indotto a farsi trascinare nel vortice della danza, sicuro di assecondare solo il proprio corpo e di dare forma e sfogo alle emozioni che quei suoni gli suscitano.
Il bello di questa danza è che ognuno si sente davvero libero di scegliere dove e come muoversi, ascoltando solo il proprio Io.
FASE FINALE: LA VISUALIZZAZIONE E IL SIGNIFICATO DELL’ESPERIENZA
La fase centrale del rituale è talmente coinvolgente che pare non avere mai fine. Poi pian piano il ritmo si placa, lasciando spazio a sonorità sempre più lente, fino a tornare ai rumori di pioggia e vento dell’inizio.
E’ solo a questo punto che il conduttore parla di nuovo ai partecipanti, per invitarli a sdraiarsi lentamente a terra, e stare in questa posizione per rilassarsi.
Trascorsi alcuni minuti, durante i quali il battito del cuore si normalizza, ci si può togliere la benda: la sensazione che si avverte in questi istanti è simile a un dolce risveglio.
Ogni partecipante trova accanto a sé un foglio bianco e dei colori, posti poco prima dagli assistenti del conduttore; con questi strumenti, è invitato a visualizzare, attraverso un disegno, l’esperienza vissuta e ciò che ha suscitato in sé.
Le forme ottenute i colori usati non sono casuali, ma frutto di quanto emerso nel corso della seduta, momento in cui, con il movimento, si sono liberate energie ed emozioni.
Per questo a ogni partecipante si consiglia di riguardare anche nei giorni seguenti il disegno realizzato a fine seduta, per continuare a riflettere sugli aspetti del proprio intimo emersi in quell’incontro.