UN PIANETA DA DIFENDERE*
Di Mario Tozzi, conduttore di Gaia
MAREMOTI DI CLASSE
Catastrofi naturali e scelte dell’uomo
E poi siamo venuti noi da occidente –
i popoli sviluppati – che vogliamo i bungalow direttamente
sul mare e gli alberghi nell’acqua. E abbiamo costretto
loro – i primitivi sottosviluppati – a vivere
in casupole malandate accanto e attorno per consentire il
nostro svago. Segnati dal mito del controllo sulla natura
e della tecnologia che tutto risolve non ci siamo preoccupati
di conoscere, studiare, ricordare e, anzi, abbaiamo costretto
gli altri a non farlo.
Siamo più moderni di un secolo fa, ma più vulnerabili
che nel Medio Evo, questo è il punto, e gli eventi
naturali a carattere catastrofico costituiranno sempre più
la discriminante fra Nord e Sud del mondo. Dove ci sono denari
e ricerca si mettono in opera costruzioni migliori e consapevolezza
del rischio ( per quanto si coltivi l’illusione di poterlo
controllare con le opere stesse, arrivando a vagheggiare la
costruzione di un muro in acqua per fronteggiare le ondate
! ). Dove tutto questo non c’è si muore irrimediabilmente
e si invocano fatalità e natura assassina. Non c’è
nessuna onda assassina o mare killer, c’è solo
la nostra mancanza di memoria, la nostra ignoranza e la nostra
brama di profitto: le catastrofi naturali non esistono, esistono
eventi che fanno parte della storia della Terra e che hanno
conseguenze catastrofiche solo perché noi ci siamo
mossi male.
C’è voluta un’ora perché lo tsunami
del 26 dicembre scorso producesse i suoi danni più
gravi attorno all’area epicentrale, isola di Sumatra
e Indonesia, Thailandia, arcipelaghi indiani orientali. Ma
ci volevano ancora due ore perché arrivasse a Sri Lanka
e sulle coste orientali dell’India, altri 30 minuti
per le isole Maldive e ancora oltre tre ore perché
riuscisse a fare danni e vittime addirittura in Somalia e
Kenya. Eppure si è sentito parlare di catastrofe imprevedibile,
di sciagura causata da una natura assassina e vigliacca che
colpisce a tradimento, di impossibilità di prevedere
e prevenire. Sarebbe bastato un sistema d’allerta contro
gli tsunami? Probabilmente no, ma certo avrebbe aiutato a
limitare i morti anche se un sistema d’allarme non basta
quando il rapporto fra uomo e natura è così
clamorosamente alterato da obliterare la memoria del pianeta
e della sua normale attività, che è fatta anche
di eruzioni vulcaniche, terremoti e tsunami.
Era possibile avvisare se non in Indonesia e Thailandia, almeno
in India e certamente in Africa orientale. Certo, telefoni
portatili, televisioni e radio non sono così diffusi
lungo le coste dell’oceano Indiano come in occidente,
dunque una volta individuata l’onda, come si sarebbe
dato l’allarme? Dopo qualche decina di secondi dal terremoto
le stazioni sismiche di tutto il mondo conoscevano coordinate
geografiche dell’epicentro e magnitudo: sapevano cioè
che ci sarebbe stato uno tsunami di vaste proporzioni. Dopo
qualche decina di minuti l’onda era addirittura visibile
dal satellite, se ne conosceva la pazzesca velocità
di circa 800km/h e quindi si conoscevano esattamente i bersagli
che sarebbero stati inesorabilmente colpiti. E non ci sono
forse i grandi alberghi per occidentali che hanno abbondanza
di telefoni, fax, radio, televisioni e satelliti? Non si poteva
dare l’allarme con autovetture della polizia a sirene
spiegate? Ci sono stati problemi di comunicazione o si è
preferito non disturbare l’ordine turistico costituito?
O non si sapeva davvero cosa fare precisamente?
Quello che si doveva fare lo si sapeva esattamente, come dimostrano
quelle popolazioni davvero primitive delle isole Andamane
e Nicobare che non hanno registrato neppure una vittima. La
memoria della Terra era stata istintivamente esercitata e
tramandata in quelle tribù che conoscevano la ricorrenza
di tsunami in quelle regioni e dunque vivevano correttamente
nell’interno, protetti dalla fitta foresta di mangrovie
che ha attutito il colpo e li ha salvati. I Tamil chiamano
da sempre “la foresta che protegge dalle onde”
un pezzo di vegetazione di mangrovie miracolosamente scampata
alla deforestazione selvaggia e ai grandi insediamenti turistici,
ci vogliamo domandare perché?
*UN PIANETA DA DIFENDERE di Mario Tozzi
Primo ricercatore Cnr – Igag e conduttore televisivo
Dalla rivista Consumatori – il mensile dei soci Coop
Gennaio/Febbraio 2005 numero 1
|