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UN PIANETA DA DIFENDERE*
Di Mario Tozzi, conduttore di Gaia
DA BENE A MERCE
Il destino dell’acqua secondo il Wto
Duemila anni fa nella Roma caput mundi si consumavano
oltre 150 litri di acqua per abitante ogni giorno e funzionavano
11 acquedotti di cui uno, l’acquedotto Vergine, porta ancora
oggi 400 litri al secondo, destinati ai sogni dei turisti
di fronte alla Fontana di Trevi. Il curator aquarum dipendeva
direttamente dall’imperatore che vegliava sulla quantità e
sulla qualità delle acque, ritenute bene pubblico il cui uso
doveva essere garantito gratuitamente a tutti. E il valore
sacro delle acque pubbliche è testimoniato per gran parte
della nostra storia: le fonti di tutta Europa erano i luoghi
della rivelazione del divino e dovevano essere aperte a tutti
e tutelate nella loro integrità. L’acqua santa dei romani
moderni è la stessa dei papi e della Ninfa Egeria degli antichi:
medesimo luogo e stessa acqua leggermente frizzante.
L’acqua come
bene pubblico, la cui equa distribuzione è un dovere che prescinde
dal censo e che serve per salvaguardare un valore che non
ha prezzo, la vita. Il WTO ha invece deciso di statuire ciò
che in realtà già si andava verificando da anni e cioè la
trasformazione dell’acqua da bene in merce, ritenendo che
il suo possesso e commercio facciano parte del sacrosanto
diritto di impresa e di profitto. Facendo propria la logica
di altre bibite molto diffuse, si tratta di far pensare ai
sei miliardi di umani della Terra che la soddisfazione del
loro bisogno di bere possa avvenire solo tramite l’acquisto
di acque imbottigliate. Le acque in commercio sono ormai almeno
cinque: c’è quella dell’acquedotto pubblico comunale, quella
che paghiamo 2 o 3 lire del vecchio conio al litro ancora
oggi ( praticamente gratis ) e che viene distribuita in sicurezza
fino dentro le nostre case. Poi c’è quella minerale naturale
– per chi vuole un gusto diverso – purchè sia disposta a pagare
da 15 centesimi a 1,5 euro o più al litro. Inoltre, c’è ora
in vendita l’acqua di sorgente che viene imbottigliata alla
fonte senza essere necessariamente classificata come minerale
e che può ( a differenza della minerale ) essere venduta in
contenitori fino a 10 litri. Ancora: c’è l’acqua rigenerata,
una novità per l’Italia, ma già di uso comune negli USA, un’acqua
microfiltrata e arricchita a prescindere dalla provenienza.
E infine, novità sorprendente, c’è l’acqua degli iceberg che
già risulta essere in vendita in Scandinavia, magari per i
puristi estremi.
Ma l’acqua non
è comunque una sola? Le sorgenti, di qualsiasi natura, non
appartengono comunque allo Stato ( e vengono semmai date in
concessione temporanea ) che ne deve garantire la qualità
e l’uso pubblico? Ma non siamo stanchi di vedere ridotta a
merce ogni cosa? Chi impedirà di vendere un giorno, perché
no, anche l’aria? In fondo, potremmo condizionare un appartamento
con la sola aria dell’Everest fatta venire direttamente dall’Himalaya.
Purchè qualcuno lucri ancora profitti, purchè il mercato continui
ad avvantaggiare sempre i soliti, quelli che conoscono il
prezzo di tutto e il valore di niente.
*UN PIANETA DA DIFENDERE di Mario Tozzi
Primo ricercatore Cnr – Igag e
conduttore televisivo
Dalla rivista Consumatori –
il mensile dei soci Coop
Marzo 2004 numero 2
Un commento
di Cappuccetto Bianco:
“Del resto oggi, tra targhe alterne, bollini
blu, zone a traffico limitato, parcheggi a pagamento, benzina
alle stelle e nessuna alternativa accettata alle auto a “petrolio,
noi l’aria già la paghiamo a caro prezzo………
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