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UN PIANETA DA DIFENDERE*
Di Mario Tozzi, conduttore di Gaia


L’IDROGENO CHE SARA’
Ma i problemi da risolvere sono tanti

La questione energetica è sempre più dirompente e siamo tutti in attesa di conoscere la composizione futura delle fonti di energia in Italia e nel mondo. Si parla molto di idrogeno – che è sempre meglio che rimpiangere il petrolio -, ma si dimentica che non si tratta di una fonte energetica, bensì di un vettore, insomma un po’ come la corrente elettrica, che non crea energia, ma la trasporta in modo sicuro e pulito. In teoria una buona cosa, a patto che sia prodotto per via ambientalmente sostenibile. Ma l’idrogeno può essere il fulcro del futuro quadro energetico? In natura l’idrogeno è l’elemento più abbondante, non solo sulla Terra, ma nell’intero universo: il problema è che non si trova da solo, ma sempre indissolubilmente legato ad altri elementi: con l’ossigeno, a formare l’acqua, e con il carbonio, a formare il metano. Si può estrarre idrogeno dagli idrocarburi, ma sarebbe più conveniente scindere la molecola d’acqua ( elettrolisi ), vista la sua abbondanza. Ma ciò comporta una spesa di energia: l’elettrolisi è un processo che ha un rendimento attorno al 70%, con l’idrogeno così ottenuto si produce energia attraverso le celle a combustibile, in un processo che ha, a sua volta, un rendimento attorno al 60%. Dunque alla fine si ottiene meno energia di quella che si perde, o, se va bene, al massimo la metà. Insomma non un gran successo in termini di resa energetica. C’è poi un’altra insidia, che l’idrogeno si riveli una via per tornare al nucleare, visto che le centrali nucleari potrebbero egregiamente utilizzare il surplus energetico – una centrale di questo tipo resta sempre in produzione, anche quando di notte non sarebbe necessario, questo è il motivo per cui in Italia importiamo energia prodotta per via nucleare dalla Francia durante la notte – e che il combustibile nucleare ha costi ampiamente accettabili. In questo modo si emetterebbe meno anidride carbonica che non con le attuali filiere di produzione dell’idrogeno, ma impiantare energia nucleare costa troppo, il problema scorie non è risolto e il rischio ambientale discriminante. L’idrogeno può essere usato anche come combustibile, e in questo caso produce soltanto acqua come risultato del processo: è possibile fare i suffumigi sopra un tubo di scarico di un motore alimentato per tale via. Il vapore d’acqua è, però, molto più potente dell’anidride carbonica come gas-serra, e si deve ancora tenere presente che, attualmente, un serbatoio da idrogeno per autovetture deve essere quattro volte più grande di uno analogo da gas metano. Un tempo poi idrogeno era sinonimo di pericolosità, vista la sua alta infiammabilità e gli incendi frequenti dei dirigibili negli anni ’20 e ’30 del XX secolo ( in realtà non era sempre l’idrogeno il colpevole ). Il futuro dell’energia si complica: vuoi vedere che per rendere convenienti certi passaggi energetici va recuperata la sapienza degli antenati? Vuoi vedere che bisogna imparare a risparmiare energia, a ridurre i consumi e a rendere più efficienti gli impianti di produzione e gli usi finali? Hai visto mai che per guardare avanti dobbiamo voltarci indietro?
Per l’idrogeno ci sarà il suo tempo, pensiamo intanto al presente: se noi più ricchi consumiamo meno e siamo più efficienti forse ci sarà ancora energia pure per chi oggi non ne ha.



*UN PIANETA DA DIFENDERE di Mario Tozzi
Primo ricercatore Cnr – Igag e conduttore televisivo
Dalla rivista Consumatori – il mensile dei soci Coop
Gennaio/Febbraio 2004 numero 4