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UN PIANETA DA DIFENDERE*
Di Mario Tozzi, conduttore di Gaia


L’IDROGENO CHE SARA’
Dal calore della Terra nasce la geotermia


Nel luglio di cento anni fa il nobiluomo Piero Ginori Conti accese cinque lampadine elettriche sfruttando – per la prima volta al mondo – il calore interno della Terra. Era la Toscana delle colline metallifere, un posto creato dal nulla che si chiama Larderello,fondato da un ufficiale napoleonico che credeva nelle possibilità naturali del sottosuolo di antica origine ignea. Nasceva così la geotermia, un’energia pulita e rinnovabile, largamente disponibile in quasi tutte le regioni vulcaniche della Terra: per ottenerla è sufficiente un antico bacino magmatico, una roccia porosa che contenga l’acqua di pioggia che si infiltra nel sottosuolo e una copertura di rocce impermeabili al di sopra. Una fonte energetica non così diffusa, ma preziosa in questo cambiamento epocale che ci dovrebbe portare dal petrolio all’idrogeno.
Agli inizi del XX secolo l’Italia era all’avanguardia nella produzione di energie rinnovabili al mondo, al primo posto per la geotermia e – fino agli anni ’60 – prima per energia idroelettrica, il vero carbone bianco della rivoluzione industriale nostrana, che copriva quasi l’ 80% del fabbisogno energetico nazionale. Oggi la tendenza iniziale si è completamente rovesciata: più dell’ 80% dell’energia italiana viene dall’olio combustibile e dal gas, solo meno del 20% da fonti rinnovabili. Nel contempo qualcuno vorrebbe riportarci indietro agli anni del carbone che, per quanto meno inquinante di un tempo, rappresenterebbe una negativa inversione di tendenza. Si dice che le energie rinnovabili non possono ancora rappresentare un’alternativa valida al petrolio e ai combustibili fossili e che costano troppo, cose vere se si continua a investire così poche risorse in questo campo e se si continua a fare male i conti. Oggi un KWh prodotto per via rinnovabile costa dal 30 al 50% in più rispetto a quello prodotto con olio combustibile, ma mentre quel costo comprende anche le ricadute sociali, quello del petrolio le rimanda alla collettività, costretta a pagare per le malattie, le morti per cancro e l’inquinamento ( che non rientrano nei costi di mercato ). Chi quantifica quel sovrapprezzo? E, soprattutto, non sarà che il profitto lo fanno le compagnie petrolifere mentre i costi sociali li paghiamo noi?
L’energia geotermica è virtualmente inesauribile – purché piova -, e il suo sfruttamento non produce emissioni di gas – serra, né inquina. Gli unici limiti stanno nel trasporto ( impossibile a lungo raggio ) e nella scarsità mondiale di aree produttive, dato che non in tutte le regioni vulcaniche si può sfruttare convenientemente il calore della Terra per produrre energia. Dal 1963 ( anno della nazionalizzazione Enel anche di Larderello ) la geotermia contribuisce per poco meno del 2% al fabbisogno energetico nazionale, percentuale che però cresce fino al 20% in Toscana, a testimonianza del suo forte valore come risorsa legata strettamente al territorio. Perché ci sia così poca energia geotermica dipende dalle condizioni geologiche specifiche e già è un buon risultato sfruttarne comunque una percentuale. Perché si continui a investire in petrolio sembra altrettanto chiaro: chi volete che molli un affare così remunerativo, pure se costa morti, effetto-serra e inquinamento? Avanti, fino a che l’ultima goccia sarà finita, poi forse si penserà al Sole e all’idrogeno, purché non si perdano profitti, naturalmente.

*UN PIANETA DA DIFENDERE di Mario Tozzi
Primo ricercatore Cnr – Igag e conduttore televisivo
Dalla rivista Consumatori – il mensile dei soci Coop
Gennaio/Febbraio 2004 numero 5