UN PIANETA DA DIFENDERE*
Di Mario Tozzi, conduttore di Gaia
POPOLI ESTINTI
Aborigeni, maori e l’uomo bianco
Arrivarono 50.000 anni fa in un continente
senza uomini attraversando un mare ampio, allora, settanta
km. Davanti avevano foreste tropicali inestricabili, barriere
coralline e un bassopiano di suoli rossastri e pieni di vita.
Non c’erano altri mammiferi placentati in quel continente,
se non pipistrelli e qualche raro roditore: tutto il resto
erano insetti, rettili, uccelli e marsupiali. Quel continente
era l’Australia e quegli uomini i progenitori degli
attuali aborigeni, una popolazione sulla via dell’estinzione.
Gli aborigeni ebbero cura del loro continente per decine di
migliaia di anni: è vero, bruciavano la boscaglia,
ma solo a tratti, in modo da far sviluppare meglio il resto
del territorio; è vero, cacciavano, ma solo quanto
serviva per sopravvivere. E’ vero, adoravano gli dei,
ma seguendo le vie del canto per ricordare l’epoca del
sogno primordiale.
Poi arrivarono i bianchi. Inizialmente
non ci fu contrasto con gli uomini di James Cook, ma a partire
dal 1815 fu una strage: massacri a sangue freddo, riduzione
del territorio, violenze di ogni tipo, coperte e farina infette
per sterminarli mentre li si illudeva di prendersi cura di
loro. Gli aborigeni erano selvaggi, abitanti di una specie
di terra di nessuno ( come se non ci fossero già loro
su quella terra ), semplicemente, anche qui, i “negri”.
I racconti degli esploratori dell’epoca sono significativi,
in uno si legge testualmente “ero solo di fronte all’immensità
di un nuovo mondo”. Eppure quel bianco era in compagnia
di almeno tre aborigeni, da egli stesso descritti e nominati
poche righe prima, e due morirono nell’impresa di fargli
da portatori e da guida nell’interno del deserto.
In Australia e in Nuova Zelanda i selvaggi
reagirono: specialmente i maori che usavano la loro mazza
da combattimento ( il patoo ) prima di cibarsi del bianco
morto, ma dopo che erano già stati presi a cannonate
da un popolo che voleva impadronirsi delle loro terre. Voi
come avreste reagito? Lo stesso Cook morì macellato
in altre isole del pacifico, ma – non so perché
– non suscita molta pena. Da un milione di individui
a poche migliaia di reduci, senza terra, senza nome e senza
figli: un’intera generazione di aborigeni fu letteralmente
rubata strappando via i figli alle famiglie e trasferendoli
dai luoghi di nascita fino alla parte opposta del continente.
Fra il 1911 e il 1970 – stiamo parlando di poco più
di trent’anni fa – i governi australiani deportavano
i bambini aborigeni nel tentativo di far scomparire un popolo.
Tentativo riuscito: oggi gli aborigeni sono cittadini di serie
inferiore disadattati e impauriti, costretti in vestiti non
loro, in città che non riconoscono, comunque ai margini.
A partire dal 1985, però, anche
gli australiani bianchi capiscono che gli aborigeni sono parte
del mondo come noi: si scusano ufficialmente e restituiscono
i territori e i nomi. I nomi sono importanti: il famoso monolite
arenaceo rosso di Ayers Rock non si chiama più così,
ma, giustamente, con il nome che aveva sempre avuto, Uluru.
E chi vuole visitare il parco di Uluru e Kata-Tjuta ( le antiche
montagne Olgas ) deve sottostare alle regole di un comitato
a maggioranza aborigena che pretende il rispetto del proprio
stile di vita: non muoversi verso sentieri interdetti, non
sprecare acqua, non effettuare riprese fotografiche a scopo
commerciale. Forse da qui possono ripartire gli aborigeni,
dal loro ancestrale rispetto per la madre terra, qualcosa
di intimamente connesso alla loro natura di uomini che vivono
in armonia con l’ambiente. Ma forse da qui dovremmo
ripartire anche noi, magari semplicemente domandandoci chi
erano – e chi sono – i veri selvaggi.
*UN PIANETA DA DIFENDERE di Mario Tozzi
Primo ricercatore Cnr – Igag e conduttore televisivo
Dalla rivista Consumatori – il mensile dei soci Coop
Ottobre 2004 numero 8
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